“Il Sole 24 Ore” rilancia l’intervento IsICult su “il Fatto Quotidiano” del 13 giugno 2025: il Mic diviene esattore dell’Agenzia delle Entrate? (19/5/2025)

Andrea Biondi: “Cultura e cinema, sui contributi la Riscossione passa all’azione

Il Mef: prima la verifica sui debiti con l’Erario per importi sopra 5mila € Già operativo il cambio di orientamento rispetto a una circolare del 2008 della Ragioneria dello Stato

Un provvedimento che parte da lontano, che affonda le sue radici in una discussione – e in una “eccezione culturale” – che va avanti da anni, ma che fa il suo ingresso in scena in un momento sicuramente particolare, fra le polemiche sul tax credit e un clima di contrapposizione abbastanza acceso (almeno finora) fra Ministero della Cultura e una parte del mondo degli artisti e dei lavoratori del cinema e dell’audiovisivo.

Per questo c’è chi la giudica un ritorno all’equità ma anche chi potrebbe valutare questo come un ennesimo terreno di scontro, questa volta voluto da parte ministeriale.

A rimettere in discussione uno status quo esistente dal 2008è stato il Mef con l’ufficio centrale di bilancio.

Che, a quanto risulta al Sole 24 Ore, il 19 marzo scorso ha comunicato alla direzione Spettacolo e alla direzione Cinema e Audiovisivo del ministero della Cultura di non ritenere più applicabile un’eccezione determinata da una circolare della Ragioneria dello Stato datata 2008 (e firmata dall’allora ragioniere dello Stato Mario Canzio).

Risultato: l’applicazione anche ai contributi per il cinema e lo spettacolo della norma generale prevista dall’articolo 48-bis del DPR 602/73.

E quindi nessun pagamento sopra i 5mila euro può essere effettuato da parte delle amministrazioni pubbliche senza prima verificare l’eventuale presenza di debiti fiscali da parte del beneficiario.

Con conseguente azione, se necessario, dell’agenzia della Riscossione.

Sarebbero già scattati primi pignoramenti, riferisce il blog sul sito del Fatto quotidiano, curato da Angelo Zaccone, presidente di Isicult, che ha rilanciato la notizia evidenziando le preoccupazioni di componenti del settore per un provvedimento vissuto anche come una certificazione alla fonte in grado di complicare, e non poco, la gestione delle attività.

Dall’altra parte è facile pensare che per il Mef si tratti di una applicazione di una regola di equità.

Comunque si tratta di un cambio di orientamento che, a quanto risulta al Sole 24 Ore, avrebbe iniziato a prendere corpo a inizio anno con l’opposizione a una pratica curata dalla Direzione Spettacolo del ministero della Cultura. Il 19 marzo, come detto, la nota finale dell’ufficio centrale di Bilancio.

Che sancisce una svolta rispetto a un atto della Ragioneria generale dello Stato del 2008 in cui si scriveva che «in presenza di un chiaro interesse pubblico alla erogazione di provvidenze economiche quali, si ritiene, possano essere i contributi in esame, onde non compromettere il conseguimento degli obiettivi affidati alla Pubblica amministrazione, non possa trovare applicazione l’art.48-bis, norma generale e dunque cedevole di fronte a leggi speciali».

Quel documento è stato però considerato ormai sorpassato dai tempi, anche perché le procedure telematiche di verifica sono diventate più funzionali. E quindi la motivazione degli ingorghi che avrebbero potuto rallentare è considerata ormai venuta meno.

Andrea Biondi