Si rinnova l’esigenza di un approccio umanistico, più che tecnologistico, all’Intelligenza Artificiale: tra “chip neuromorfici” e “neuroni simulati”, si prospetta uno scenario distopico. Nella distrazione della politica…

Questa mattina a Roma, nelle accoglienti sale dell’elegante Palazzo Falletti a via di Panisperna 207 (nel rione Monti), di fronte ad un auditorio attento di un centinaio di persone, si è tenuta la terza iniziativa sull’Intelligenza Artificiale promossa dal Comitato formato da tre esperti altamente qualificati, Sergio Bellucci (giornalista, saggista, attivista), Lucio Pascarelli (tecnologo, per quarant’anni dirigente di organizzazioni internazionali), Roberto Savio (giornalista, economista, esperto di dinamiche internazionali, fondatore dell’Agenzia Internazionale del Terzo Mondo Inter Press Service e più recentemente di “Other News”): il primo simposio si è tenuto nella stessa sede il 30 marzo 2023 e gli abbiamo dedicato adeguata attenzione su queste colonne (vedi “Key4biz” del 31 marzo 2023, “Tra Meta e Siae, passando per l’Intelligenza Artificiale: le sfide dell’avanguardia del turbocapitalismo digitale”); successivamente è stato organizzato un secondo seminario il 28 giugno, concentrato sul rapporto tra I. A. e democrazia (vedi anche “Key4biz” del 22 giugno “Intelligenza artificiale: l’importanza dell’approccio umanistico ed artistico. Due iniziative romane controcorrente”); e questa mattina si è tenuto un workshop che si è posto a mo’ di sintesi dei due precedenti incontri. Anche questa iniziativa si è svolta con il patrocinio della University for Peace, emanazione delle Nazioni Unite (Onu).

Una prossima iniziativa è in calendario entro la fine di ottobre.

L’iniziativa – come abbiamo già segnalato – si caratterizza per un approccio assolutamente originale, a cavallo tra la dimensione tecnologica e quella umanistica, tra l’ingegneristico ed il sociologico.

Da segnalare che si tratta di un progetto di sensibilizzazione culturale autofinanziato: francescano, ma dotato di risorse adeguate per consentire una fruizione pubblica che non sia inquinata da interessi di gruppi economici, multinazionali della consulenza, lobby più o meno occulte… Insomma, un vero libero laboratorio di riflessione e di ricerca, aperto e plurale.

Tra “apocalittici” ed “integrati”, si rinnova lo scontro ideologico

Ancora una volta, nelle riflessioni critiche, è emerso uno scenario che può apparire affascinante oppure inquietante, in funzione della propria personale propensione verso l’ottimismo oppure verso il pessimismo: volendo semplificare, si ripropone la vecchia ma ancora valida dialettica teorizzata dal saggio Umberto Eco, tra “integrati” ed “apocalittici” (che risale al 1964)..

I dati e le analisi offerte questa mattina consentono infatti di comprendere come questa “intelligenza” sia ancora lontana dal poter essere comparata con quella umana: essa è ancora oggi il risultato di input che sono umani seppur elaborati con una enorme potenza di calcolo.

Non produce ancora risultati che possano essere ritenuti “originali”, almeno nel senso classico si assegna al termine. Seppure questo “limite”, ovvero questo “confine” è verosimilmente destinato ad essere raggiunto nell’arco di pochi anni: si sta infatti sperimentando, attraverso le cosiddette “reti neuronali artificiali”, una sorta di “simulazione della coscienza”.

Non esiste ancora una vera e propria “coscienza” di queste “macchine”, ovvero di questi evolutissimi processi di calcolo. Ma nell’evoluzione dalla “computer science” al “machine learning” per arrivare al “deep learning”, si stanno fornendo alle “macchine” strumenti sempre più evoluti e raffinati per consentire loro processi di apprendimento non assistito (dall’umano) che chissà dove le porteranno… Ad una forma di “coscienza” (per ora inimmaginabile), si teme.

La mattinata si è sviluppata attraverso tre relazioni, curate rispettivamente da Sergio BellucciLucio PascarelliAgostino Pellegrino: la prima si è posta come ricognizione storica sull’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, la seconda ha illustrato come funzionano concretamente i meccanismi che sono alla base dell’apprendimento da parte delle “macchine”, la terza si è concentrata su aspetti più squisitamente ingegneristici correlati allo studio della neurofisiologia.

Tra “chip neuromorfici” e “neuroni simulati”… le macchine stanno per acquisire coscienza

Sono stati evocati “chip neumorfici”, ovvero hardware/software/algoritmi che potranno “prima o poi” arrivare a simulare sempre meglio i processi neuronali dell’essere umano, e quindi la costruzione del pensiero, la elaborazione giustappunto di una (primordiale) “coscienza”… Il percorso s’è sviluppato ben oltre quel che forse lo stesso Alan Turing avrebbe mai immaginato negli anni Quaranta.

Tra poco avremo a che fare con “neuroni simulati” che andranno a confrontarsi con “neuroni veri”: l’incontro / scontro tra “macchine” ed “umani” va in quella prospettiva (terribile) preconizzata da Arthur C. Clarke nel suo romanzo “La sentinella”, reso in modo magistrale da Stanley Kubrick nel mitico “2001: Odissea nello Spazio”. Il romanzo risale al 1948 ed è stato poi sviluppato dallo stesso autore nel 1968, il film risale al 1968, ma mantengono entrambi – a distanza di… oltre 50 anni! – una capacità profetica ancora oggi impressionante.

Si ricorderà che nel romanzo e nel film, una “macchina” particolarmente evoluta – il calcolatore “Hal” dalla voce melliflua – giunge ad uno stato di coscienza che lo convince a dover essere lui a portare a termine la misteriosa missione (l’incontro con una entità superiore aliena), a fronte della modesta limitatezza degli umani. Il protagonista principale – l’astronauta David Bowman (interpretato da Keir Dullea) – decide quindi di “staccare la spina” ad Hal, in una scena che provoca emozioni intense ancora oggi.

I. A.: ormai non esiste più un Bowman in grado di staccare la spina di Hal (l’intelligenza artificiale del mitico “2001: Odissea nello Spazio”)

Questa mattina – a fronte di una provocazione di chi redige queste noterelle – Lucio Pascarelli ha dichiarato “ormai è tecnicamente impossibile staccare la spina” (non esiste un “Bowman” che possa interrompere le “funzioni vitali” dell’I.A.), e quindi ci si dovrà rassegnare ad una Intelligenza Artificiale destinata a presto finire “fuori dal controllo” dell’umano: una prospettiva veramente sconvolgente, che ci conferma nel nostro schieramento tra le fila degli “apocalittici”…

Premesso che il Comitato promotore, attraverso il sito web Other News (“Voices against the tide” “Voci controcorrente”), mette a disposizione gratuitamente tutti i materiali delle iniziative (apprezzabile esempio concreto di condivisione della conoscenza), in queste noterelle ci limitiamo a proporre alcune considerazioni sintetiche:

  • l’evoluzione di sistemi come ChatGpt e la sua continua diffusione sta determinando e sempre più determinerà uno sconvolgimento radicale di molti paradigmi sociali ai quali siamo abituati da decenni: le conseguenze saranno profonde e radicali anzitutto nella dimensione economica (processi produttivi e forza-lavoro), ma anche nella sfera psico-sociale e politica (in primis, si prospettano concreti rischi di involuzione della “democrazia” come la abbiamo finora intesa, ma si pensi anche a quel che preconizzava dieci anni fa il film “Lei” ovvero “Her” di Spike Jonze, con protagonista un Joaquin Phoenix che si innamora della voce di una I.A…);
  • nonostante l’auspicio di utilizzazione di sistemi di “open source” (dinamica emersa in tutti gli interventi di questa mattina), sarà assai arduo un “controllo” dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale da parte delle istituzioni ed anche i tentativi di normazione/regolazione in gestazione (il “controllo pubblico degli algoritmi” appare come una pia illusione) a livello europeo sembrano essere nascere vecchi in partenza, sia a causa del prevalente approccio “mercatistico” sia a causa della velocità con cui anche questa tecnologia conferma la mitica “legge di Moore”… Sarà altresì arduo controllare gli “input” che chi governa l’Intelligenza Artificiale inserisce nel “sistema”, ed il rischio di “fake news” e di manipolazione delle coscienze (umane) si moltiplicherà esponenzialmente…
  • lo scenario si presenta come assolutamente distopico: la democrazia sarà sempre più influenzata (eterodiretta) dai nuovi “padroni del mondo” (l’oligarchia plutocratica del turbocapitalismo digitale), che oggi rispondono al nome di Facebook piuttosto che Google piuttosto che Apple piuttosto che Open I.A. (e forse tra dieci anni saranno “player” altri, che oggi sono ancora nello stato embrionale, ma sicuramente saranno soggetti ancora più potenti e pervasivi, che “bypasseranno” gli Stati nazionali e governeranno “de facto” il pianeta), e chissà quante altre (ed occulte) Cambridge Analytica sono già all’opera, nella incoscienza di miliardi di essere umani…

Nel medio periodo, grande aumento della produttività, ma al tempo stesso riduzione della forza-lavoro: prima verranno colpiti gli intellettuali e i creativi, poi almeno un quarto dei lavoratori tutti…

Nel medio periodo (3/5 anni), le conseguenze saranno sconvolgenti: se alcune multinazionali della consulenza (anch’esse simpaticamente al servizio del capitalismo digitale) prevedono con entusiasmo aumenti della produttività nell’ordine del 40 % grazie all’Intelligenza Artificiale, le prime conseguenze sul mercato del lavoro, drammatiche, si percepiscono già oggi…

Testate giornalistiche qualificate licenziano senza pietà, i doppiatori cinematografici e audiovisivi sono sul piede di guerra e negli Usa – come è noto – decine di migliaia di sceneggiatori e finanche attori sono in sciopero, perché l’Intelligenza Artificiale mette a rischio la loro stessa sopravvivenza professionale…

Assisteremo ad uno processo continuo e strisciante di depauperizzazione, come abbiamo segnalato da anni, anche su queste colonne. A tutto vantaggio di una nicchia della popolazione che sarà sempre più ricca, anzi ricchissima. La vecchia lezione marxiana mantiene una sua incredibile validità interpretativa dei fenomeni sociali, anche nell’epoca del capitalismo digitale.

Dopo le professioni creative, la scure dell’I.A. si abbatterà sui lavoratori la cui attività potrà essere facilmente sostituita da macchine.

Secondo una stima elaborata da Confartigianato – ed opportunamente richiamata da Sergio Bellucci questa mattina – sono 8,4 milioni i lavoratori italiani a rischio per effetto della diffusione dell’Intelligenza Artificiale. La questione è stata affrontata da Luigi Garofalo su queste colonne: vedi “Key4biz” del 24 agosto 2023, “IA, Confartigianato: “In Italia a rischio 8 milioni di lavoratori”. Il presidente Granelli: “IA va guidata da intelligenza artigiana”.

In altre parole: in Italia, sono a rischio almeno 8 milioni di lavoratori!

Lo studio del Centro Studi Confartigianato presentato il 24 agosto scorso stima che il 36,2 % del totale degli occupati italiani subirà in qualche modo l’impatto delle profonde trasformazioni tecnologiche e dei processi di automazione. Una percentuale, quella italiana, inferiore di 3,2 punti percentuali rispetto al 39,5 % della media europea di lavoratori maggiormente esposti all’I.A.. Starebbero peggio di noi la Germania e la Francia, rispettivamente al 43 % e al 41,4 % di lavoratori in bilico e il Lussemburgo con addirittura il 59,4 %, seguito da Belgio al 48,8 % e Svezia al 48 %.

Le professioni più esposte sono quelle maggiormente qualificate e a contenuto intellettuale e amministrativo, a cominciare dai tecnici dell’informazione e della comunicazione, i “colletti bianchi”, i dirigenti amministrativi e commerciali, gli specialisti delle scienze commerciali e dell’amministrazione, gli specialisti in scienze e ingegneria, i dirigenti della pubblica amministrazione.

Tra le attività lavorative a minor rischio vi sono quelle con una componente manuale non standardizzata: questa mattina, è stato proposto l’esempio dell’infermiere o del “caregiver”…

Secondo la rilevazione di Confartigianato, l’espansione dell’Intelligenza Artificiale insidia il 25,4 % dei lavoratori in ingresso nelle imprese nel 2022, pari 1,3 milioni di persone. Per le piccole imprese fino 49 addetti la quota è del 22,2 %, pari a 729mila persone

Non entriamo qui nel merito di una valutazione dei criteri metodologici adottati da Confartigianato nella elaborazione di queste stime, ma lo studio rappresenta senza dubbio un chiaro campanello di allarme rispetto ad uno scenario futuro che non è più nel dominio della fantascienza.

Sarà interessante comprendere se anche una delle prime iniziative di riflessione promosse dal Governo, ovvero il convegno annunciato per la mattina di martedì 19 settembre a Roma dalla Sottosegretaria alla Cultura, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni (il “save the date” è stato annunciato il 4 agosto: il titolo dell’iniziativa è “Intelligenza Artificiale. Creatività, etica, diritto, mercato” e viene prospettato come “un evento internazionale che mette a confronto i massimi esperti”), avrà un approccio altrettanto equilibratoanaliticocritico, come l’iniziativa odierna a Palazzo Falletti, senza lasciarsi andare a quell’entusiasmo tecnologistico ed a quella illusione di regolazione che purtroppo caratterizzano gran parte delle iniziative di riflessione in materia…

La rivoluzione socio-economica che andrà a scatenare l’Intelligenza Artificiale è stata finora presa sottogamba dai governi nazionali.

Sottovalutata paradossalmente anche dagli stessi sindacati.

Ignorata, in Italia, dai partiti politici.

Lo scenario che si prospetta è angosciante.

Clicca qui per la relazione di Sergio Bellucci al seminario sull’Intelligenza Artificiale, “What AI is and Isn’t”, tenutosi a Roma, Palazzo Falletti, 7 settembre 2023.

[ Nota: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

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