La senatrice leghista cerca di giocare in contropiede e anticipa alcune modifiche al Tax Credit, proponendo numeri inediti e inquietanti: dei 459 film prodotti nel biennio 2022-2023, ben il 75 % non è uscito in sala.

Con un’abile operazione comunicazionale di… spiazzamento, ieri martedì 2 aprile la Sottosegretaria delegata al cinema e all’audiovisivo, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni, ha deciso di prendere in contropiede le tante associazioni del cinema e della televisione che hanno convocato per dopodomani venerdì 5 aprile 2024 a Roma, presso il Cinema Adriano (alle 10:30), una manifestazione di lamentazione e protesta, dal titolo eloquente “Vogliamo che ci sia Ancora un Domani”, ovvero “la voce di tutta l’industria cinematografica e audiovisiva vi aspetta”.

IsICult Key4biz sono stati i primi – in assoluto (come spesso ormai ci accade, tra anteprime e scoop) – a segnalare l’iniziativa, che finora non ha beneficiato di significativa ricaduta mediatica, e resta per ora un evento “interno” al “piccolo mondo” del cinema e dell’audiovisivo. Sia ben chiaro: “piccolo” inteso come circoscritto agli artisti e imprenditori ed operatori del settore, senza interessare il “grande pubblico”, come pure sarebbe invece opportuno, se i giornalisti non si appassionassero soltanto al prossimo conduttore del “Festival di Sanremo”…

È evidente che l’iniziativa di venerdì prossimo non è esattamente in sintonia con la politica governativa, tra sostanzialmente approvata riforma del Tusma (Testo Unico Servizi Media Audiovisivi), che non ha soddisfatto nessuno (se non forse – un po’ – le tv commerciali e le piattaforme, da Mediaset a Netflix), e ancora in gestazione riforma della “Legge Franceschini”, ovvero specificamente dello strumento sempre più controverso del “tax credit”.

Onde evitare di essere (troppo) criticata, come prevedibile in occasione dell’incontro al Cinema Adriano, la Sottosegretaria ha quindi affidato alla penna di Valerio Cappelli una paginata sul “Corriere della Sera”, che anticipa alcune delle azioni riformatrici che sono in gestazione al Ministero, ormai da molti mesi (titolo: “Nuove regole per il cinema. Agevolazioni fiscali selettive”).

Si presuppone che la sortita della Sottosegretaria benefici della benedizione del Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia), che continua ad intervenire con modalità piuttosto “low profile” nella materia “cinema e audiovisivo” (se non insistendo sull’esigenza di ridurre gli sprechi e di razionalizzare le procedure e di rafforzare culturalmente l’italianità), dato che la delega assegnata a Borgonzoni sembra piuttosto netta e precisa (e decisa ad un livello “superiore”, ovvero tra segretari di partito, tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini).

Nessuno sembra aver notato che le associazioni protestatarie non hanno accolto l’invito ad un “tavolo di confronto” che la Sottosegretaria ha proposto nemmeno un’ora dopo l’apparizione della notizia della convocazione della manifestazione di venerdì 5 aprile: come abbiamo ben segnalato su queste colonne, le associazioni hanno risposto elegantemente “allora venga a trovarci il 5 aprile”. Risposta ben chiara.

E quindi la Sottosegretaria ha deciso di “bypassare” la provocazione, anticipando alcune delle norme e regole, che – secondo lei – dovrebbero chetare gli animi e forse ridimensionare la protesta.

L’azione di contro-comunicazione della Sottosegretaria riuscirà nel suo tentativo?

Non è facile prevederlo, anche perché è di oggi curiosamente – pare per un “refuso” – è scomparso il logotipo dell’Apa dalla locandina dell’iniziativa del 5 aprile, dando adito alla ipotesi che la principale “lobby” nel settore televisivo, quell’ Apa – Associazione Produttori Audiovisivi (presieduta da Chiara Sbarigia, che è al contempo Presidente di Cinecittà e la consigliera strategica n° 1 della Sottosegretaria Borgonzoni) si fosse sfilata dall’elenco dell’eletta schiera dei manifestanti…

Un mero errore… grafico (un refuso, una distrazione…), parrebbe, perché altrimenti avrebbe effettivamente rappresentato senza dubbio un segnale curioso, ad evidenziare – ancora una volta – sia le tante “anime” plurali del settore sia la “contraddizione” interna di una conferenza stampa che vedrà seduti allo stesso tavolo (a proposito di “tavoli”…) soggetti che in passato si sono ritrovati su ben contrapposti schieramenti. E – in argomento – ricordiamoci che venerdì ci sarà soltanto una delle componenti dell’Anica, l’Unione Produttori, dato che evidentemente un’altra componente, quella degli editori digitali ovvero delle piattaforme – alla quale aderiscono “player” come Netflix ed Amazon – ha una visione “di sistema” discretamente diversa (basti pensare allo scontro in sede di Tusma…).

Si ricorda che le associazioni che hanno firmato il “manifesto” per la conferenza stampa di venerdì prossimo 5 aprile sono state ben 14, ovvero: 100 AutoriAgiciAicAmcAnacApaApaiAscCartoon ItaliaCna-Cinema e AudiovisivoDoc/itUnione Produttori AnicaUnitaWgi.

Tutto il sistema è in agitazione: il Governo restringe i cordoni della borsa e studia nuove regole di assegnazione dei finanziamenti pubblici

Insomma, il “sistema” tutto è in agitazione, policentricamente. Dopo anni (anche col Governo Meloni) di entusiasmo a gogo, c’è voluto un ministro come Gennaro Sangiuliano per evidenziare che “il principe è nudo” (ci si passi l’autocitazione…) e che qualcosa “di storto”, nella economia complessiva del sistema, non va, e va quindi corretto.

Alla posizione del Ministro, si è associato anche l’altro Sottosegretario, Gianmarco Mazzi (Fratelli d’Italia), che ha la delega allo spettacolo dal vivo, che è arrivato ad ipotizzare che i fondi a favore del cinema possano essere ridotti, per sostenere meglio teatro e musica e danza…

Cosa ha dichiarato la Sottosegretaria al “Corriere” nell’edizione odierna?

Così titola l’articolo a firma di Damiano D’Agostino sul sempre attento “The Hollywood Reporter Roma” (Thrr, testata peraltro in agitazione per una acuta crisi economica, secondo quel che ha dichiarato qualche giorno fa l’editore, con ritardi nei pagamenti dei giornalisti): “Tax Credit cinema, in estate le nuove regole: finanziamento per storie italiane, con registi e attori nostrani. “Ma non chiamatela autarchia”.”. Sottotitolo: “il decreto sul credito d’imposta, che oggi inizia il suo iter nel Consiglio superiore dell’audiovisivo, rivedrà le aliquote d’investimento e stabilirà criteri differenti per prodotti commerciali e per i film “difficili” da festival. Borgonzoni: “Abbiamo parlato con le associazioni di categoria, che hanno condiviso lo spirito. Anche se non mancheranno malumori””.

I malumori del settore, striscianti e plurali e variegati, diminuiranno?

In sostanza, si dovrà verificare se l’intervento annunciato da Borgonzoni farà aumentare o farà diminuire i malumori striscianti, che sono plurali, differenziati, variegati. Lo si capirà venerdì mattina.

L’Istituto italiano per l’Industria Cultura – IsICult continua a ritenere che sia necessaria una revisione radicale dell’intera “Legge Franceschini”, e non soltanto qualche “ritocco” allo strumento malato del “Tax Credit”.

Dopo lunga attesa e poca comunicazione” – scrive “The Hollywood Reporter” (condivisibile tesi) –, in estate arrivano le nuove regole per il Tax Credit.

La bozza di decreto, che oggi comincia il suo iter con la riunione del neo nominato Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (presieduto dall’avvocatessa Francesca Assumma, anche se l’atto – ovvero il decreto firmato dal Ministro Sangiuliano il 19 marzo 2024 – non risulta ancora pubblicato né sul sito web del Ministero della Cultura né nella sezione della Direzione Cinema e Audiovisivo), punta – secondo Lucia Borgonzoni ad un principio di “equità”: “non parlerei di autarchia. Abbiamo fatto ordine, parlato con le associazioni di categoria che hanno condiviso lo spirito. Ma non mancheranno malumori e proteste”.

Differentemente da prima, quando qualunque investitore di un film riceveva senza distinzione il 40 % di sgravi fiscali, ora il credito d’imposta sarà suddiviso in due “criteri selettivi”:

  • il primo è destinato a opere “commerciali”, che hanno cioè mercato e che devono avere la copertura preventiva del 40 % del costo di produzione; secondo Borgonzoni, questo sistema permette a un film “di arrivare al ministero con l’avallo di un finanziatore che ha creduto nella bontà del progetto”;
  • il secondo criterio, invece, riguarda le opere “prime” e “seconde”, e le “start up”, ma che qualcuno definisce “da festival” ovvero quelle che nel linguaggio ministeriale vengono definiti film “difficili”. Per questa categoria, secondo il “Corriere”, l’accesso ai fondi di finanziamento sarà automatico.

La Sottosegretaria annuncia anche che, per le opere italiane, il tetto massimo resta fermo a 9 milioni di euro. I film “piccoli e medi con problemi di liquidità” riceveranno in anticipo il 70 % del finanziamento, ed il 30 % a progetto chiuso: una variazione radicale rispetto alle aliquote precedenti, che vedevano il 40 % del fondo in anticipo ed il 60 % a progetto chiuso.

La Sottosegretaria annuncia anche che verrà assegnato un sostegno “ad hoc” di ben 53 milioni di euro, per storie di “grandi italiani” realizzate nel nostro paese, citando l’esempio della serie Rai su Guglielmo Marconi, (con Stefano Accorsi).

3 film cinematografici su 4 non escono nelle sale cinematografiche: 345 titoli su un totale di 459

Interessanti alcuni “numeri” – inediti ad oggi (e ciò basti, per avere conferma del deficitario “stato di coscienza” del sistema) – proposti dalla Sottosegretaria: dei 459 film prodotti nel biennio 2022 e 2022, ben il 75 % non è uscito in sala (al 15 marzo 2024), cioè 345 film, di cui 145 nell’anno 2022 e 200 nel 2023. Tre titoli su quattro prodotti.

In altri termini, 3 su 4 di quelli sostenuti dal Ministero della Cultura non vedono la luce (il buio) di una sala cinematografica. Impressionante.

Ma il Ministero della Cultura non precisa se sono stati almeno trasmessi in tv o se sono rientrati nell’offerta delle piattaforme… Temiamo che queste (altre) rilevazioni (ad oggi non disponibili pubblicamente) confermerebbero i risultati paradossali di una legge che dovrebbe sostenere “il cinema” italiano, ed anzitutto quello fruibile nei cinematografi!

Ricordiamo – ancora una volta – che questi dati non sono ad oggi di pubblico dominio, e certamente non emergono da quella “valutazione di impatto” pur prevista dalla stessa “Legge Franceschini” (la n. 220 del 2016).

Peraltro, ad oggi, 3 aprile 2024, la relazione che il Ministero deve inviare annualmente al Parlamento sul Fondo Cinema e Audiovisivo non risulta pervenuta, per ragioni che permangono incomprensibili: e – si noti bene – si tratta della relazione per l’anno 2022, che doveva essere mandata a Montecitorio e Palazzo Madama entro il 30 settembre 2023 (duemilaventitre). E siamo all’aprile dell’anno dopo.

E non si ha pubblica notizia del soggetto cui il Ministero affiderà la nuova “valutazione di impatto” per l’anno 2023. Il relativo bando è scaduto il 1° marzo 2024, e, a distanza di un mese, nebbia totale sul nuovo affidamento, che molti auspicano non venga rinnovato per l’ennesima volta all’associazione temporanea di imprese Università Cattolica e Ptsclas spa, dato che finora è stata prodotta una “valutazione” evanescente (a cui è stata incomprensibilmente assegnata una circolazione semi-clandestina, non essendo mai stata presentata e discussa con la comunità degli operatori).

La notizia è che oggi (mercoledì 3 aprile) alle ore 17 il Consiglio Superiore per il Cinema e l’Audiovisivo (Csca) si riunisce per la prima volta: l’eletta schiera degli 11 “saggi” dovrà affrontare verosimilmente la bozza del “piano di riparto” dei 696 milioni di euro che il Ministero assegna al settore per l’anno 2024 (a fronte dei 746 assegnati nel corso del 2023: si tratta della ormai nota riduzione voluta dal Ministro Sangiuliano, i “750” ridotti a “700” milioni).

È indispensabile sciogliere 3 nodi: troppo danaro pubblico a uno strumento controverso come il Tax Credit; troppo danaro alle opere televisive, e poco al cinema “theatrical”; troppo danaro alle multinazionali dell’audiovisivo, Fremantle in primis

Abbiamo affrontato tante volte – anche su queste colonne – la questione, e ci si augura che il Consiglio (quale che sia la bozza predisposta per oggi dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e – si presume – dalla Sottosegretaria Borgonzoni) voglia esprimere un parere che sblocchi almeno 3 “nodi” fondamentali della Legge Franceschini ovvero delle sue possibili interpretazioni:

  1. troppo danaro pubblico allo strumento del “Tax Credit”, che nel 2023 ha assorbito oltre il 70 % (per la precisione il 73 %) del totale delle risorse (ben 541 milioni di euro sul totale di 746 milioni), a nocumento di altre fasi della “filiera”, tra tutte quelle della “promozione”;
  2. troppo danaro pubblico a favore delle opere televisive (parte delle quali attingono peraltro anche ad un altro “rubinetto” pubblico, qual è quello della Rai ovvero specificamente di Rai Fiction), a nocumento del cinema “theatrical”;
  3. troppo danaro pubblico ai “big player”, che sono ormai quasi tutti controllati dalle multinazionali dell’audiovisivo (tra tutte, emerge la tedesca Fremantle alias Bertelsmann), a nocumento dei produttori indipendenti.

Riportiamo quel che nell’estate del 2023 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha scritto, a chiusura del parere espresso al Governo, rispetto alla annunciata riforma del “Tax Credit”: “con riferimento al tax credit, il cui intento originale era volto a sostenere le piccole imprese nazionali di produzione audiovisiva, si porta all’attenzione la problematica relativa alla dimensione internazionale dei principali destinatari attuali di tale misura che comporta un rischio di discostamento rispetto ai principi e obiettivi alla base del regime di agevolazione”. L’ha scritto Agcom, non IsICult, ci piace rimarcare.

I provvedimenti annunciati dalla Sottosegretaria Borgonzoni vanno realmente nella direzione di una indispensabile correzione di questa patologia auspicata dall’Agcom e delle altre che soltanto pochi “eccentrici” hanno denunciato?!

Attendiamo di conoscere le carte, per pronunciarci.

Non basta il “David di Donatello” (che Rai trasmetterà venerdì 3 maggio) per promuovere il cinema italiano. E nemmeno una campagna piccina picciò come “Cinema Revolution”

Nelle more, questa mattina a Viale Mazzini s’è celebrato un altro rito, sul quale andrebbe sviluppato un serio discorso critico… è stata presentata, con tanto entusiasmo (il “solito” entusiasmo cui ci hanno abituato da anni esponenti del settore come Francesco Rutelli e Giancarlo Leone e Lucia Borgonzoni, ovvero l’allegra triade Anica + Apa + Mic…), la serata della 69ª edizione del “David di Donatello”, che sarà trasmessa su Rai1 venerdì 3 maggio in prime time, con la conduzione (non granché stimolante) di Carlo Conti, questa volta in compagnia di Alessia Marcuzzi.

Crediamo che vada sottoposto ad analisi critica la struttura e le capacità del premio David di Donatello di promuovere in modo efficace il cinema italiano.

Sappiamo che questa tesi è ardita ed osteggiata, e che l’iniziativa promossa dalla tanto decantata Accademia del Cinema Italiano (presieduta da Piera Detassis) rappresenta una sorta di “sancta sanctorum” (chi tocca i fili, muore… insomma, ché il burattinaio è molto crudele).

Noi abbiamo sostenuto tante volte che lo spazio che la Rai assegna alla promozione del cinema italiano è troppo poco, inadeguato, insufficiente, e che non basta la mal impostata serata dei David o le insulse soporifere trasmissioni di Gigi Marzullo per promuovere veramente il “made in Italy” cinematografico.

E tante volte abbiamo sostenuto che la parte dei danari del Fondo Cinema e Audiovisivo destinati alla promozione è assolutamente inadeguata: tutto è squilibrato a favore di una “produzione”, che è divenuta di fatto per lo più… invisibile.

Un vero paradosso. Si salva un po’ soltanto la promozione nelle scuole, dato che la stessa Legge Franceschini ha previsto una riserva del 3 % del Fondo destinato giustappunto a cinema e audiovisivo nelle scuole, attraverso il “Piano Nazionale” e l’iniziativa “Cips” alias Cinema e Immagini per la Scuola (una delle pochissime rispetto alle quali son stati realizzati studi di valutazione di impatto).

Eppure la stessa Sottosegretaria Lucia Borgonzoni questa mattina ha rafforzato il sostegno del Governo all’iniziativa dei David: ha sostenuto che si tratta della “serata più importante per il cinema italiano, perché lo festeggiamo. Non sarà una serata autoreferenziale, ma un momento in cui cercheremo di arrivare alle persone che, nel tempo, hanno perso l’abitudine di vedere il cinema come un luogo di magia perché si sono abituati a vedere i film in televisione”.

Retorica a gogo, ancora una volta. Parole

Borgonzoni ha anche annunciato il ritorno di “Cinema Revolution” (l’iniziativa che consente di acquistare a prezzo scontato in estate il biglietto per i film italiani ed europei, che in verità non ha mai sortito gli obiettivi auspicati) ed ha confermato di star lavorando alla riforma del “Tax Credit”.

Ha precisato (segnali in codice agli operatori ed ai protestatari?!): “nessuno sia spaventato dai cambiamenti, che sono volti solo a strutturare ancora di più un sistema sano che è moltiplicatore di cultura. Vogliamo togliere storture che si sono create soprattutto dopo il Covid e mettere qualche regola, non per risparmiare ma per investire”.

Conclusione ancor più retorica: “il nostro compito è far reinnamorare del cinema chi lo ha dimenticato o non lo ha mai vissuto”.

Il Partito Democratico supera la sonnolenza ed interviene, criticando Borgonzoni, Sangiuliano, Giorgetti: “doppio colpo mortale per l’industria cinematografica” sostiene Manzi

E – udite udite! – dopo mesi di sonnolenza da parte del Partito Democratico, oggi pomeriggio giunge un segnale di vita in materia di cinema e audiovisivo.

Nel primo pomeriggio, Irene Manzi, Capogruppo del Pd in Commissione Cultura della Camera, batte un colpo e dichiara: “dopo mesi di continui rinvii e balletti sulla definizione dei criteri del tax credit cinema e audiovisivo arriva oggi da Giorgetti e Sangiuliano un doppio colpo mortale per l’industria cinematografica… Nello stesso giorno in cui la Sottosegretaria Borgonzoni ha anticipato (il riferimento è alla succitata intervista al “Corriere”, n.d.r.) il nuovo meccanismo di finanziamento dell’industria cinematografica del Ministero guidato da Sangiuliano (che taglia i fondi, limiterà gli automatismi nel finanziamento, aumenterà i contributi selettivi e introdurrà norme a tutela dell’italianità delle produzioni), il Ministro Giorgetti ha anticipato di voler limitare al massimo i crediti di imposta per sostituirli con contributi a singoli progetti di investimento” (non è ben chiaro a quale specifica dichiarazione del titolate del Mef ci si riferisca, n.d.r.). E qui l’affondo, anch’esso pregno di retorica: “siamo davanti a un doppio colpo mortale per un settore industriale fortemente proiettato all’estero che chiede, al contrario, certezza normativa e semplici meccanismi di finanziamento. Con questi interventi, ogni progetto sarà di nuovo al vaglio di commissioni ministeriali nominate dalla politica, che andranno a valutare addirittura i soggetti e le scelte artistiche. Un brusco passo indietro, che trova conferma unicamente nelle dichiarazioni bellicose del Ministro Sangiuliano che, in un suo recente comizietto, ha fatto capire come il settore sia considerato ostile dal governo e debba quindi essere penalizzato. Questo settore – che genera un fortissimo contributo al Pil e ai livelli occupazionali e che rappresenta un tassello fondamentale della nostra cultura – non merita tutto questo”, sostiene Manzi.

Pochi minuti prima il Responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, nonché Presidente della stessa Commissione VII della Camera, aveva dichiarato, in relazione al “Tax Credit”: “sono ottimista che si trovi una posizione di sintesi”. In relazione alle mobilitazioni del settore ed alla conferenza stampa delle associazioni di categoria che si terrà venerdì 5, ha dichiarato (un po’ à la Ponzio Pilato): “ho letto di questa iniziativa alla quale dovrebbe prendere parte anche la Sottosegretaria Borgonzoni”. Curiosa dichiarazione.

L’agitazione cresce. Vi terremo informati tempestivamente (e – ci auguriamo – accuratamente) su queste colonne.

Nota: su questi temi, si rimanda anche agli ultimi due interventi IsICult su queste colonne:

Key4biz” giovedì 28 marzo 2024

Il Ministro Sangiuliano nomina il nuovo Consiglio del Cinema e dell’Audiovisivo. Scelte molto discrezionali?

Key4biz” venerdì 29 marzo 2024

La nomina del nuovo Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo e la protesta di decine di associazioni del cinema e dell’audiovisivo il 5 aprile non appassionano i media “mainstream”

[ Nota: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

Link all’articolo integrale