Il Ministro della Cultura annuncia che verrà sostituita da una “Carta della Cultura”, le cui caratteristiche sono ignote. Ma le parole di Giorgia Meloni lo smentiscono. Non esiste ancora una “valutazione di impatto” sui primi 6 anni del “Bonus Cultura”.

Stupisce che la parola “cultura” campeggi nelle prime pagine dei maggiori quotidiani italiani soltanto a causa della grande polemica scatenatasi venerdì pomeriggio, allorquando è apparsa la notizia di una possibile eliminazione della cosiddetta “Card Cultura” nota come “18app”: sia ben chiaro, ben venga, sempre, che si parli di cultura, ma va rimarcato che questo strumento è soltanto uno dei tanti interventi della mano pubblica nel sistema culturale, e forse altre sarebbero le tematiche critiche da affrontare, a partire da una analisi seria di come complessivamente lo Stato sostiene le arti…

Rispetto alla gran polemica scatenatasi tra venerdì 9 e sabato 10 dicembre intorno alla prospettata eliminazione del cosiddetto “Bonus Cultura”, ed alla parziale correzione di rotta presto annunciata dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – che ha parlato di “fake news” rispetto alla prospettiva di cancellazione della misura – è assolutamente indispensabile una premessa basata su onestà intellettuale e coscienza tecnica: esiste uno strumento di conoscenza che consenta di misurare la effettiva efficacia della misura tanto voluta dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, ovvero il regalo dello Stato di 500 euro ai giovani neo 18enni, per stimolarne i consumi culturali?!

La risposta è netta: no, non esiste.

Esiste ovviamente l’apprezzamento della lobby che rappresenta il segmento dell’industria culturale che più ha beneficiato dello strumento (circa un 80 % della spesa pubblica derivante dalla “card“ sarebbe andata a favore dei libri), ovvero l’Associazione Italiana Editori (Aie), ma, se si analizzano i dati relativi ai consumi culturali degli ultimi anni, non emerge evidenza oggettiva dell’efficacia.

Si ricordi che l’anno 2022 è l’edizione n° 6 della misura, e che, dal novembre 2021, “18App” è diventata “strutturale” in Legge di Bilancio, con un “tetto” di spesa nell’ordine di 230 milioni di euro l’anno a partire dal “Bonus 2022” (per i nati nell’anno 2004).

Va anche segnalato che è paradossale che sia il settore dei “libri” ad essere il più beneficiato di una norma che, in origine, era dedicata alla “cultura” intesa come cinema e spettacolo dal vivo: l’allora Ministro grillino della Cultura, Alberto Bonisoli, nel luglio del 2018 – prospettando “aggiustamenti” alla norma della “18App” – ricordava che “la possibilità di acquistare libri non era prevista all’inizio dal provvedimento” lanciato nel 2015 dal Governo Renzi, e che era stata aggiunta grazie ad un emendamento voluto dal Movimento 5 Stelle e firmato dall’allora Sottosegretario al Mibac Gianluca Vacca

Scrivevamo su queste colonne, qualche mese fa: “Non ci risulta esista uno studio approfondito, accurato e diacronico, sulla utilizzazione di “18app” nei suoi primi 6 anni di vita, e crediamo che una ricerca di questo tipo potrebbe rivelarsi preziosa, per comprendere al meglio l’efficienza e l’efficacia di questo intervento di sostegno pubblico alle industrie culturali e creative nazionali, ed eventuali esigenze di correzione di rotta. Serve una “valutazione di impatto”, insomma” (vedi “Key4biz” del 27 maggio 2022, ““Bonus cultura”, dal 2016 oltre 1 miliardo di euro spesi da 2 milioni di giovani con la “card cultura”).

Abbiamo dedicato molta attenzione, su queste colonne, alle dinamiche dei consumi culturali, analizzate anche in chiave diacronica, alla luce di dati incontrovertibili, quali sono quelli (di natura censuaria) resi pubblici dalla Società Italiana degli Autori ed Editori il 17 novembre scorso, grazie alla nuova edizione dello storico “annuario statistico” (l’edizione n° 86), ovvero il nuovo “Rapporto 2021 Siae sullo Spettacolo e lo Sport nel sistema culturale italiano”: è evidente che gli anni 2020 e 2021 sono stati influenzati in modo terribilmente negativo dalle chiusure dei luoghi di spettacolo ed in generale dalle conseguenze della pandemia Covid-19, ma ribadiamo l’assenza di evidenza scientifica della effettiva capacità della misura “App18” di stimolare una reale e profonda rigenerazione della domanda.

Sia ben chiaro: sicuramente si è trattata di una iniezione di risorse pubbliche che male non ha fatto, ma che si sia trattato dello strumento giusto per stimolare una crescita stabile ed organica dei consumi è tutto da dimostrare.

Sono quindi sane o eccessive le reazioni di Matteo Renzi?

L’ex Premier ha sostenuto, tuonando: “è assurdo, veramente assurdo: la maggioranza che sostiene il governo Meloni ha scelto di cancellare la 18App: è folle”, affidando questo messaggio ad un video su Twitter, manifestando tutta la sua rabbia ed annunciando un duro ostruzionismo parlamentare. Ha anche subito lanciato una petizione online che avrebbe raggiunto oltre 20mila firme in poche ore…

In sintonia contestataria anche il Partito Democratico.

La Capo Gruppo in Senato di Azione-Italia Viva Raffaella Paita ha provocatoriamente chiesto un incremento del fondo di 10 milioni di euro per consentire acquisti anche in Paesi dell’Unione Europea altri rispetto all’Italia.

Proteste anche dal leader di “terzo polo” Carlo Calenda, ovviamente (che è ormai anche il partito di Matteo Renzi).

Il Presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone ed i Capo Gruppo di Lega Salvini e Forza Italia nella stessa Commissione, Rossano Sasso e Rita Dalla Chiesa, co-firmatari del contestato emendamento, hanno subito precisato che non si tratta di “cancellazione” della norma, bensì di sua evoluzione: “la sostituzione di 18App con una nuova ‘carta cultura’ è una misura volta a tutelare lo snaturamento delle finalità dell’applicazione, che viene largamente utilizzata per l’acquisto dei libri di testo”.

Nel pomeriggio di sabato 10 dicembre, il Ministro Gennaro Sangiuliano dichiarava all’agenzia stampa AgCult (diretta da Ottorino De Sossi) che l’emendamento che abolisce la 18app “è del Parlamento”, ma “reputo si debba fare una riflessione” su una misura che, “così com’è, mostra criticità”.

Secondo il titolare del Collegio Romano, è necessario “ridefinire e rinominare” il bonus introdotto nel 2016 che destina 500 euro ai diciottenni da spendere in cultura, affinché “diventi realmente una modalità di consumi culturali per i giovani orientandoli, alla lettura di libri, alla visita di mostre, ai corsi di lingua e alla musica”. Sangiuliano assicura di voler “lavorare insieme agli operatori del mondo della cultura per migliorare il sistema. Auspico che nasca una vera carta della cultura”. Tra le modifiche da apportare, riflette il ministro, l’introduzione di “una soglia Isee, che escluda persone appartenenti a famiglie con redditi elevati”, nonché di l’attivazione di “un vero meccanismo anti truffe”, e, ancora, l’esigenza di “riperimetrare gli ambiti di utilizzo a consumi davvero culturali, evitando aspetti grotteschi”.

Irene Manzi, Capo Gruppo del Pd in Commissione Cultura, alla luce delle precisazioni del Presidente della Commissione Cultura della Camera, ha dichiarato: “se il presidente Mollicone non vuole abolire 18App, è una buona notizia. Se vuole capire come migliorarla, noi siamo disponibili. Ma allora si cancelli l’abrogazione dal maxi emendamento, e si sostituisca con un tavolo di lavoro per capire come sviluppare la nuova carta cultura”.

Nello stesso pomeriggio di sabato 10 dicembre, veniva diramato un comunicato a firma congiunta delle maggiori associazioni del mondo del libro, che hanno chiesto con veemenza il ritiro della proposta di cancellazione: “da quando è stata approvata nel 2016, la 18App ha consentito a migliaia di giovani di esplorare e avvicinarsi al mondo del libro, scegliendo in piena libertà cosa leggere. Questa misura non solo ha sostenuto il mondo del libro economicamente, ma ha consentito a un Paese che tradizionalmente legge poco di fare enormi passi in avanti. Lo certifica l’Istat: nei primi tre anni il bonus ha permesso una crescita della lettura nella fascia d’età 18-21 anni dal 46,8 % al 54 %”. I firmatari sono Aie – Associazione Italiana Editori, in primis, seguita da Adei – Associazione degli Editori indipendenti, Ali – Associazione Librai Italiani, Sil – Sindacato Italiano LibraiFedercartolai Confcommercio, Aib – Associazione Italiana Biblioteche, Siae – Società Italiana degli Autori ed EditoriSlc-Cgil Sezione Nazionale Scrittori.

A quanto ci risulta l’Istituto Nazionale di Statistica segnala, in un suo recente dossier di ricerca, che la percentuale di coloro che hanno letto “almeno 1 libro negli ultimi 12 mesi” sarebbe cresciuta di 7,7 punti percentuali, tra i giovani di 18-19 anni, passando nel quadriennio 2016-2019, dal 48,2 % al 55,9 %, e ipotizza un possibile nesso “causa/effetto” (ipotesi di lavoro che merita essere approfondita). La stessa Istat segnala che hanno beneficiato di “18 App”, nel quinquennio 2016-2021, circa il 70 % del totale dei potenziali beneficiari (vedi Istat, “Tempo libero e partecipazione culturale. Tra vecchie e nuove pratiche”, pubblicato il 14 settembre 2022). Ma ci si domandi anche quanto, almeno nel biennio “orribile” (2020-2021), queste scelte dei consumatori che hanno visto incrementare la vendita di libri, siano state co-determinate dalle limitazioni imposte dal Governo nella frequentazione dei luoghi di cultura: si ricorderà che le librerie, dapprima chiuse, sono state riaperte al pubblico a livello nazionale (con il “no” di Lombardia, Piemonte, Campania…) da metà aprile 2020 (sebbene con forti limitazioni), riconosciute come luoghi di vendita di “beni essenziali”, e hanno rappresentato uno dei pochi luoghi di “socializzazione” dei consumi culturali…

Enzo Mazza, Presidente della Federazione Italiana Industria Musicale (Fimi) ha dichiarato: “l’emendamento per abolire il Bonus Cultura è uno schiaffo ai giovani, già penalizzati da assenza politiche per le nuove generazioni. Un danno enorme per la cultura. Il bonus per anni è stato un successo che ha avvicinato i ragazzi a libri, musica e film tanto da essere copiato da Paesi come Francia, Spagna e Germania”.

Da osservare invece il silenzio totale, da parte di altre “lobby” del sistema culturale nazionale: nessun commento da Anica (produttori cinematografici e multimediali), da Apa (produttori televisivi), da Agis (imprenditori dello spettacolo dal vivo), da Anec (esercenti cinematografici)… Forse non sono proprio tutti convinti della grandiosa efficacia della misura.

L’ex Ministro Dario Franceschini (siede in Parlamento, ma curiosamente non è nella Commissione Cultura) è intervenuto, con un’intervista al quotidiano “La Stampa” di sabato: quello italiano “era diventato un modello… il presidente Macron ci chiese di mandargli il dossier e nel 2021 la Francia ha introdotto questa misura nel suo Paese. Lo stesso ha fatto poi la Spagna e altri Paesi europei. Ora ci sta pensando anche la Germania. Visto il successo di questa misura, come ministro ho condotto battaglie nel Consiglio Europeo per ottenere una card europea”. E come commenta l’annuncio di una nuova carta cultura per evitare truffe e abusi? Si tratta di “una bugia colossale – sostiene Franceschini –… Se il problema della maggioranza fosse stata la sua applicazione, sarebbe bastato modificare le norme di attuazione o anche il nome, se avessero voluto dare una nuova identità alla misura. Invece hanno speso i fondi per altro e ora non hanno nulla per finanziare la nuova carta”. Franceschini ricorda: “quando ero ministro, fu firmato un protocollo con la Guardia di Finanza per rafforzare i controlli su eventuali usi illeciti. E i controlli sono stati effettuati con ottimi risultati. In ogni caso non è che se c’è qualche errore da parte di qualcuno, si elimina del tutto una misura che funziona ed è diventata un modello esportato in altri Paesi”…

Nella sera di sabato 10 è emersa anche una precisa presa di posizione di Forza Italia, nelle persone dei Capigruppo al Senato e alla Camera, Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo, i quali hanno dichiarato di apprezzare “la proposta del ministro Gennaro Sangiuliano di realizzare una vera carta della cultura, che superi ed elimini ogni criticità del passato. I 230 milioni destinati all’App18 dovranno dunque restare indirizzati ad una misura analoga e sostitutiva: Forza Italia rimane in attesa della riformulazione dell’emendamento” per “la nascita a gennaio 2023 della nuova ‘carta della cultura’”. Si ponga attenzione sui termini utilizzati “misura analoga e sostitutiva”.

Alla mezzanotte di domenica 11 dicembre 2022, non si ha comunque ancora traccia dell’emendamento “riformulato”…

Da anni l’associazione Sbilanciamoci! (autrice di una “Contro-Finanziaria” sempre molto critica), chiede l’abrogazione del “bonus cultura”…

Ci limitiamo a riportare il giudizio di un soggetto che non è mai benevolo e generoso nei confronti delle “Leggi di Bilancio” (e certamente non simpatizzante per il centro-destra), qual è l’associazione Sbilanciamoci, che pubblicava il 22 novembre un editoriale, a firma di Giulio Marcon, dal titolo inequivocabile, rispetto alla Finanziaria 2023 in gestazione: “Una legge ideologica e di favori ai privilegiati”, e ciò basti.

“Sbilanciamoci” si pone come progetto di informazione democratica avviato dal 2008: “la redazione di Sbilanciamoci! è composta da gruppo di economisti, ricercatori, giornalisti, studenti, operatori sociali, e una rete di associazioni, organizzazioni, movimenti che in gran parte fa capo alla Campagna Sbilanciamoci!. Vogliamo conoscere, discutere e analizzare criticamente i fatti dell’economia. Sapere tutto il possibile sul sistema economico nel quale viviamo, progettare tutto il possibile del sistema economico nel quale vorremmo vivere”.

Ogni anno, Sbilanciamoci! produce un interessante dossier critico intitolato “Rapporto Sbilanciamoci”, che si pone come “controfinanziaria”, caratterizzato dal sottotitolo “Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente”.

Si legge nell’edizione dell’anno scorso (2022), ovvero il documento per “una contromanovra a saldo zero, frutto del lavoro collettivo da parte della società civile: 105 proposte concrete e praticabili”, in relazione al “bonus cultura”: “nonostante i numerosi limiti insiti nell’individuazione di una misura una tantum come il Bonus cultura (oggi App18) come unico strumento di agevolazione dell’accesso alla cultura per i giovani, il governo ha scelto di confermare la misura, rendendola strutturale e fissando il finanziamento annuale a 230 milioni di euro, con l’art. 117. L’abrogazione della App18 consentirebbe maggiori entrate per 230 milioni di euro, da poter destinare a misure di ben più ampio respiro dal punto di vista dell’incentivo della partecipazione culturale” (ivi, pag. 40).

E nell’edizione 2021 della “controfinanziaria” di Sbilanciamoci! Veniva richiesta esplicitamente l’abrogazione della misura: “Abrogazione del Bonus Cultura. I dati relativi all’utilizzo del Bonus Cultura dall’introduzione della misura mostrano come questa si sia rivelata una misura insufficiente a garantire l’accesso alla cultura per i giovani: questo non solo perché rappresenta una misura una tantum e che manca di una progettualità sull’importanza della partecipazione dei giovani al mondo della cultura, ma anche perché dei fondi stanziati solo una parte è stata utilizzata, tanto che lo scorso anno il governo ha ridotto i fondi previsti da 290 a 160 milioni di euro, senza riuscire a sviluppare alcuna analisi critica rispetto a questo strumento. Dopo anni questo Bonus continua a essere l’unico strumento messo in atto per promuovere l’accesso alla cultura dei giovani: noi chiediamo che questo Bonus venga abolito e questi fondi utilizzati per garantire delle politiche che abbiano una visione di più lungo periodo rispetto alla partecipazione alla vita culturale del paese da parte dei giovani. Questo a cominciare dalla gratuità di musei, aree archeologiche e monumenti, fino ad arrivare all’agevolazione della partecipazione ad attività culturali per i giovani attraverso le scuole e gli istituti di formazione. Maggiori entrate: 190 milioni di euro” (pag. 49).

Stesso impietoso giudizio nell’edizione del 2020, che già chiedeva l’abrogazione della misura: “Abrogazione del Bonus Cultura. I dati relativi all’utilizzo del Bonus Cultura nel 2018 per i nati nel 2000 rivelano il fallimento della misura. Solo il 66 % del fondo da 290 milioni è stato utilizzato, con solamente 417mila ragazzi coinvolti (dati Mibact di gennaio 2019). Nonostante questo, il Governo Conte II ha confermato il Bonus anche per il 2020 riducendo il finanziamento a 160 milioni, ma senza sviluppare alcun tipo di riflessione critica su questo strumento. Il Bonus rimane così l’unica soluzione al tema dell’accesso alla cultura per i giovani, quando anche i dati confermano come una misura una tantum non sia sufficiente. Inoltre, è grave la decisione di decurtare il fondo negli ultimi anni, destinando le risorse non utilizzate pari a circa 100 milioni alla riduzione del debito pubblico – come avvenuto con l’assestamento di bilancio del 2019 – piuttosto che a iniziative più efficaci di promozione dell’accesso alla cultura. Si propone dunque l’abrogazione del Bonus Cultura e il conseguente utilizzo dei fondi ad esso dedicati per facilitare l’accesso alle attività culturali da parte degli studenti e dei soggetti in formazione, e per garantire la gratuità dell’ingresso a musei, monumenti e aree archeologiche statali per tutti, senza discriminazioni legate all’età anagrafica. Maggiori entrate: 160 milioni di euro” (pag. 44).

Questa lunga “premessa” per evidenziare che talvolta si scatenano polemiche infondate: in verità, il Governo e la maggioranza parlamentare hanno sì annunciato l’intenzione di voler sì eliminare il “Bonus cultura”, ma nella prospettiva di una sua sostituzione ovvero rimodulazione, anche per correggere alcune storture che sono emerse nel corso degli anni, a partire da alcuni abusi della norma e della sua applicazione.

Ci ha segnalato un appassionato organizzatore culturale come Vincenzo Petrone alias Klaus Mondrian (titolare del laboratorio artistico Mondrian Suite, nonché promotore di Rete C – Rete di associazioni culturali indipendenti di Roma e del Lazio), in relazione alla possibile abrogazione della “App18”: “sul bonus, ci saranno state anche alcuni usi impropri… ma cosa fai? Se qualche falso cieco prende la pensione di invalidità, abolisci tutte le pensioni di invalidità?”. La critica è effettivamente corretta.

Effettivamente sia il Governo sia la maggioranza parlamentare che la sostengono avrebbero dovuto proporre subito (per prevenire una tempesta di polemiche) l’annunciato emendamento “correttivo”, se si vuole mettere in atto una correzione di rotta, come ha precisato, l’indomani rispetto alle polemiche, il titolare del Ministero della Cultura.

In relazione al prospettato “tetto reddituale”, va ricordato che nel Disegno di Legge del 28 ottobre 2021 approvato dal Consiglio dei Ministri, era stato introdotto un limite reddituale per i beneficiari di “18App”: solo ai neomaggiorenni provenienti da nuclei familiari il cui Isee massimo annuo fosse di 25mila euro. L’allora Ministro Dario Franceschini si è però opposto, superando resistenze da parte del Ministro Daniele Franco, ed ha convinto il Presidente del Consiglio Mario Draghi ad eliminare questo limite dalla Legge di Bilancio 2022. I motivi che hanno portato Franceschini a opporsi al “paletto” del reddito erano stati sostanzialmente due: da una parte, la volontà di garantire a tutti i giovani l’accesso alla cultura; dall’altra, la constatazione che, finora, le risorse stanziate per il “Bonus” si sono dimostrate più che sufficienti per tutti.  

Rispetto a questa “correzione di rotta”, le indicazioni sono ad oggi imprecise e generiche, anche perché, alla data di domenica 13 dicembre 2022, non si ha notizia di uno specifico emendamento che superi la prevista “cancellazione” della misura.

Critiche anche da parte della Fondazione Luigi Einaudi

Da segnalare che – su fronte (politico) ben altro rispetto a Sbilanciamoci! – cosa scriveva tre anni fa, Vitalba Azzolini sul sito della Fondazione Luigi Einaudi, rispetto al “bonus cultura”, associandolo ad altri buoni: “ecco qual è il motivo per cui, da un esecutivo all’altro di colore diverso, continuano a prosperare le “politiche dei bonus”, o comunque li si voglia definire, che i governi persistono a confermare normativamente, nonostante esse non raggiungano gli obiettivi per cui erano state deliberate: basti pensare alle misure, confuse e affastellate in tema di natalità, a fonte di una natalità che continua a crollare; o al bonus cultura, sprovvisto sin dall’inizio di indicatori di risultato, quindi elargito come un regalo; o alle “oltre 500 misure classificabili come sussidi fiscali, spesso piccoli, costruiti per favorire questa o quell’impresa, questo o quel micro settore”, che distorcono il modo di fare impresa; o alle politiche per il Mezzogiorno degli ultimi trent’anni che, come spiegano in “Morire di Aiuti” da Accetturo e de Blasio, non hanno determinato alcun effetto tangibile “in termini di crescita economica, occupazione, investimenti. Politiche mal disegnate, concepite sulla base di presupposti errati, non hanno prodotto i risultati attesi”: anzi, hanno “alimentato e radicato una credenza collettiva che sovraccarica di aspettative lo Stato e i trasferimenti pubblici come motori di sviluppo”, creando “una vera e propria trappola della dipendenza dai sussidi” (vedi l’articolo “Due mali dell’Italia: l’eccesso di regole e l’assenza di verifiche della loro efficacia”, pubblicato il 2 agosto 2019; il saggio “Morire di aiuti. I fallimenti delle politiche per il Sud (e come evitarli)”, di Antonio Accetturo e Guido de Blasio, con prefazione di Nicola Rossi, è stato pubblicato nel 2019 da Istituto Bruno Leoni – Ibl).

Come dire?! Critiche spiegate da più fronti.

L’atteggiamento vigile del quotidiano online “Key4biz” sull’“App18”

Va ricordato che questo quotidiano online “Key4biz” (specializzato su “l’economia digitale e le culture del futuro”) ha dedicato molta attenzione alla misura.

Basti ricordare il nostro articolo “Card Cultura ma non per tutti: le contraddizioni di un provvedimento stimolante” su “Key4biz” del 22 dicembre 2016. Tra l’altro, lamentavamo che venissero esclusi dal provvedimento i 18enni “extra-comunitari” residenti in Italia: scrivevamo “sono 52 mila i 18enni extra-comunitari esclusi dal “Bonus Cultura” di 500 euro: per correggere l’errore servono 30 milioni di euro in più, rispetto ai 290 stanziati nella Legge di Stabilità”…

A distanza di pochi mesi, il Governo fece… autocritica, e l’accesso al beneficio fu esteso anche ai 18enni stranieri regolarmente residenti in Italia, anche extracomunitari, superando una vera e propria discriminazione dal sapore razziale/razzista: vedi “Key4biz” del 5 maggio 2016, “ilprincipenudo. Card Cultura: il Governo fa mea culpa, bonus esteso a 18enni extra-comunitari”. Il parlamentare del Pd Francesco Boccia si era impegnato in prima linea per l’eliminazione della assurda discriminazione.

E si ricordi l’editoriale del Direttore Raffaele Barberio dell’8 novembre 2016, intitolato “Amazon, Piacentini e il conflitto di interessi. L’Istituto Bruno Leoni in difesa di un malinteso liberismo”.

Riassumiamo: un paio di giorni prima, il parlamentare del Partito Democratico Francesco Boccia aveva pubblicato un articolo su “The Huffington Post” intitolato “Bonus ai diciottenni e Business per Amazon”, e denunciava a chiare lettere: “Ma vi pare normale che Amazon, azienda leader mondiale nel commercio elettronico, fornisca la vendita di beni e servizi connessi al bonus cultura di 500 euro erogati dallo Stato per i diciottenni? Lo farà gratis? Penso proprio di no. Ovviamente continuando sui servizi che eroga a non pagare le imposte dovute in Italia. E con uno dei principali azionisti privati (Diego Piacentini) che lavora per il governo”.

Lo stesso Istituto Bruno Leoni (Ibl) sostenne che Amazon rispetta le leggi nazionali e che meritava essere apprezzato nelle sue funzioni commerciali come la più piccola libreria di un lontano borgo, ma lo stesso istituto di ricerca (il più liberal-liberista “think tank” italiano) criticava la misura, per altre ragioni, scrivendo “Diciottenni. Chi ha compiuto 18 anni nel 2016 potrà spendere 500 euro in libri o eventi culturali. Più che a un incentivo alla diffusione della cultura, il bonus assomiglia a una piccola vincita al lotto per chi ha avuto la fortuna di nascere quest’anno. Rosichino pure quelli che sono nati il 31 dicembre 2015 il primo gennaio 2017” (così su “Panorama”, edizione 15-21 settembre 2016).

Francesco Boccia ha dichiarato oggi – anche a nome del Partito Democratico (di cui è Responsabile Regioni e Enti Locali della Segreteria nazionale) – la sua contrarietà alla eliminazione del “Bonus Cultura”.

Si ricordi in quale contesto è nato il “Bonus Cultura”…

La misura è stata introdotta con la “Legge di Stabilità 2016”, ovvero la Legge n. 208/2015, e specificamente all’articolo 1, commi 979-980.

All’indomani degli attentati di Parigi, Matteo Renzi aveva annunciato un sostegno economico ai neomaggiorenni: “1 miliardo in sicurezza, 1 miliardo nell’identità culturale”, promettendo una carta di 500 euro per “550mila italiani che compiono 18 anni e che potranno investire in attività culturali”.

Il provvedimento è stato oggetto di critiche anche “in itinere”…

Nel luglio di quattro anni fa, il Presidente dell’Associazione degli Editori – Aie Ricardo Franco Levi scrisse una lettera aperta al “Corriere della Sera”, per contestare quel che il polemista Aldo Cazzullo aveva sostenuto senza perplessità alcuna come “un fallimento” della “18App”.

Levi sostenne che, “nei 13 mesi dall’inizio di novembre 2016 alla fine di novembre 2017, circa 600mila ragazzi, approfittando di questa opportunità, hanno effettuato acquisti per oltre 163 milioni di euro, con la lettura che si è dimostrata il prodotto culturale di gran lunga più apprezzato”. I dati erano questi: i libri avevano assorbito circa 132 milioni di euro, ovvero l’80,6 % della spesa complessiva, con l’8,9 % e il 7,2 % andato, rispettivamente, ai concerti e al cinema”.

Il Presidente dell’Aie ricordava come il Ministro grillino Alberto Bonisoli ritenne di confermare la misura, e riconosceva come quello di un “tetto” al reddito fosse forse un correttivo opportuno, ma a fronte di un indubbio valore ed importanza dello strumento. Cazzullo si limitò a commentare: “in sintesi: 290 milioni stanziati, 163 spesi. Fallimento o ‘qualcosa non ha funzionato’? Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?!” (così sul “Corriere della Sera” del 17 luglio 2018).

Si ricordi che il 15 febbraio 2019 Andrea Cangini (allora senatore e Responsabile Cultura di Forza Italia; nel luglio 2022 ha aderito ad Azione di Calenda; non è stato rieletto nella XIX Legislatura) denunciò che il “bonus cultura” non poteva essere utilizzato per un abbonamento ai quotidiani e prospettò la richiesta di una modificazione dello strumento. La misura fu effettivamente – e saggiamente – poi estesa anche ai “quotidiani”, e successivamente anche ai “periodici”.

Le cifre-chiave del “Bonus Cultura”: in 6 anni erogati oltre 1 miliardo di euro a 2,7 milioni di ragazze/i. Truffe accertate soltanto per 9 milioni di euro

Dal 2016 ad oggi, ovvero nei 6 anni operativi che vanno dal 2017 al 2022, sono stati ben 2 milioni e 749mila i giovani che hanno utilizzato il “bonus 18enni” da 500 euro, il che si è tradotto in un esborso dello Stato nell’ordine di 1.076 milioni di euro.

Va osservato però che questa somma corrisponde a poco più dei due terzi di quella che è stata messa a disposizione dallo Stato nel corso delle prime 6 “edizioni” della misura, che corrisponde complessivamente a ben 1.550 milioni di euro: caso più unico che raro di risorse pubbliche che non vengono del tutto utilizzate dalla cittadinanza potenzialmente beneficiaria.

In effetti, 1.076 milioni di euro spesi corrispondono a soltanto al 69 % del totale di 1.550 milioni di euro messi a disposizione dello Stato.

I dubbi di Aldo Cazzullo, insomma, a distanza di quattro anni dalla sua denuncia, permangono ben fondati…

Qualcosa non funziona, in questo meccanismo di stimolazione della domanda.

L’erogazione in corso, che riguarda i nati del 2003, interessa in tutto 441.527 neo maggiorenni, che, entro il termine ultimo del 28 febbraio 2023, avranno da spendere in tutto circa 148 milioni di euro.

Il sempre brillante Paolo Conti sul “Corriere della Sera” di sabato 10 dicembre, così risponde alla domanda: “dove vanno a finire i soldi spesi dai ragazzi grazie al Bonus Cultura, ovvero con la 18App?”. “La linea di tendenza registrata dal 1998 a oggi di fatto non è mai cambiata, se non con lievi oscillazioni di anno in anno”: 83 % all’editoria cartacea e online, il 14 % al comparto musicale, cioè i concerti e la musica registrata, e il restante 3 % viene speso per cinema, teatro, danza, musei, mostre temporanee, scavi archeologici.

I ragazzi insomma scelgono l’editoria sia “online” che cartacea, riservando una minima quota agli abbonamenti ai giornali e ai periodici (al 2 dicembre 2022, la cifra non superava i 200mila euro).

Il flusso economico è complessivamente notevole: di fatto più di 1 miliardo di euro in 6 anni, ma poco più di due terzi quel che poteva essere effettivamente speso.

Questa la sequenza dei dati essenziali, ovvero “iscritti” e “valore” e “budget” potenzialmente disponibile.

L’anno record, per “controvalore” economico, è stato quindi il 2019, con quasi 200 milioni di euro, mentre l’anno record per quantità di giovani “registrati” è stato il primo della misura 2017, con 656mila iscritti…

Elisabetta Stefanelli, in un lungo servizio Ansa (di cui è Capo Redattrice Cultura e Spettacolo) di sabato pomeriggio, precisa: “Al momento il bonus a disposizione dei nati nel 2003 è stato speso soprattutto online, per un importo di quasi 96 milioni di euro, mentre fisicamente sono stati impegnati oltre 47 milioni di euro, per un totale di 144 milioni di euro. Ne mancano ancora quasi 90 che, è facile immaginare, andranno via tra regali di Natale e concerti delle feste”.

La legge di Bilancio 2022 (Legge n. 234/2021, art. 1, commi 357-358) ha stabilizzato (“stabilizzato” per modo di dire… visto quel che è accaduto con l’emendamento di venerdì scorso), a decorrere dal “Bonus 2022”, la previsione di assegnazione della misura entro il limite massimo di spesa di 230 milioni di euro l’anno.

La continua estensione del “perimetro” delle attività, ma con diversi “paletti” interpretativi

Va segnalato che, nella prima edizione (“Bonus 2016”, per i nati nel 1998), il “Bonus Cultura” era spendibile soltanto per:

  • biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo
  • libri
  • titoli di accesso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali

Va osservato che lo stesso Premier Matteo Renzi precisò “ab origine” rispetto al “Bonus Cultura”: “non è possibile che la gente compri qualsiasi cosa: si potranno comprare solo spettacoli dal vivo”.

In effetti, in origine la norma voleva essere dedicata soltanto a teatro, cinema, spettacoli dal vivo, musei, e soltanto in itinere, grazie ad un sub-emendamento, è stata estesa fin dal suo primo anno a monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali…

Nella seconda edizione (“Bonus 2017”, per i nati nel 1999), il “Bonus Cultura” viene esteso anche a:

  • musica registrata (cd, dvd musicali, dischi in vinile e musica “online”)
  • corsi di musica
  • corsi di teatro
  • corsi di lingua straniera

Nel 4° anno di applicazione della misura (“Bonus 2019”, per i nati nel 2001), il “perimetro” viene esteso, e vengono inclusi anche:

  • prodotti dell’editoria audiovisiva

Viene però ben definita estensione perimetrale: “singole opere audiovisive, distribuite su supporto fisico o in formato digitale, con esclusione di supporti hardware di qualsiasi natura atti alla riproduzione. Sono escluse le opere a carattere videoludico, pornografico o che incitano alla violenza, all’odio razziale o alla discriminazione di genere. Non sono acquistabili abbonamenti per l’accesso a canali o piattaforme che offrono contenuti audiovisivi”.

E viene precisato, per quanto riguarda la “musica registrata”, che si tratta di “cd, dvd musicali, dischi in vinile e musica online, esclusi supporti hardware di qualsiasi natura atti alla relativa riproduzione”.

Nel 5° anno (“bonus 2020”, per nati nel 2002), viene deciso un ulteriore allargamento del perimetro, e vi rientrano anche:

  • abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale

Nel 6° anno (“Bonus 2021”, nati nel 2003”), il “segmento” dei prodotti dell’editoria audiovisiva viene caratterizzato da ulteriori “paletti” (come da “aggiornamento” delle “condizioni generali” pubblicato il 4 ottobre 2022 sul sito di “18App”): “Non sono, altresì, acquistabili: le opere audiovisive finalizzate alla preparazione a test di ammissione a università o video-corsi che non presentano attinenza con la finalità dell’iniziativa, quali, a titolo meramente esemplificativo, corsi di pilates, yoga, memoria, culinari, etc; opere audiovisive che presentano meri contenuti di intrattenimento, quali, ad esempio, talent show, reality show”.

Anche la prima categoria di attività dell’elenco di possibili utilizzazione, ovvero la formula “biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo” deve essere così interpretata: per “spettacoli dal vivo”, si intendono “rappresentazioni svolte in maniera professionale di musica, danza, teatro, circhi e spettacoli viaggianti, che avvengono in un contesto unico e non riproducibile con la compresenza di professionalità artistiche e tecniche e di pubblico. Gli spettacoli di musica non includono eventi da ballo”.

Sempre nel 6° anno, il perimetro viene esteso anche ai

  • abbonamenti a periodici anche in formato digitale

Ed anche in questo caso con una ulteriore precisazione, ovvero che con “abbonamenti a quotidiani e periodici anche in formato digitale” si intende “il contratto che prevede un pagamento anticipato per l’acquisto di una pubblicazione, da riceversi a cadenza periodica, e che viene stipulato tra il cliente fruitore del bene – ovvero il beneficiario titolare del Bonus – e l’editore della pubblicazione”.

Questa erratica estensione continua del “perimetro” meriterebbe un’analisi critica, di tipo culturologico oltre che mediologico, che non possiamo proporre in questa sede.

Un quesito fondamentale è comunque certamente rappresentato dalla opzione tra acquisto di un supporto fisico e di un supporto digitale: riteniamo che la misura dovrebbe privilegiare i luoghi “materiali” di acquisto di questi beni ed attività culturali, e quindi librerie, cinema, teatri, edicole, ovvero quelle “location” ove la fruizione culturale si caratterizza anche per una dimensione di socialità in presenza (umana)…

Crediamo che la quota di acquisto in “negozi virtuali” dovrebbe essere molto limitata. E ricordiamo la genesi della norma: essa era stata pensata da Matteo Renzi come strumento per stimolare il consumo di cultura nei teatri, nei cinema, nei musei, nelle librerie… “Spettacolo” inteso come “spettacolo dal vivo” e “cinema”, non come fruizione di musica ed immagini sui supporti pre-registrati…

Il “Pass Culture” in Francia esclude l’e-commerce… In Spagna, è lo stato a dividere il “bonus” in 3 aree: beni materiali (25 %), beni digitali (25 %), spettacolo dal vivo e cinema e musei (50 %)

Se è vero che il “Bonus Cultura” è stato oggetto di emulazioni internazionali, va osservato come in altri Paesi sia stato interpretato diversamente, in primis da Francia e Spagna.

Il modello italiano è stato veramente un apripista a livello mondiale ed oggetto di emulazione da parte della Francia, che ha introdotto una “card” sperimentalmente nel 2019, il “Pass Culture” – esplicitamente inspirato al modello italiano – su iniziativa del Presidente Emmanuel Macron, per stabilizzarla nel 2021, con una dotazione di 80 milioni di euro, con una “card” di 300 euro di ammontare.

Sono però stati previsti a partire dal 2022, altri 200 euro aggiuntivi per le fasce d’età inferiori, divisi in varie tranche, il che può portare il totale a 500 euro a persona, come in Italia.

Il tempo a disposizione per utilizzare il “Pass Culture”, inoltre, è il doppio rispetto alla “18App” italica, pari a 24 mesi.

Una differenza essenziale: a differenza dell’Italia, non è possibile farsi spedire i beni. I siti di e-commerce sono di fatto esclusi.

L’obiettivo è infatti provocare un impatto sulla struttura competitiva dei canali di vendita, riequilibrandolo a favore delle librerie fisiche ed in generale dei luoghi fisici di cultura e spettacolo, in un periodo in cui – anche in Francia – è in forte crescita l’online (ed è Amazon a dominare il mercato).

Anche in Francia, comunque, secondo i dati a fine 2021, sono i libri ad essere prevalenti, con una quota di circa il 56 % sul totale della spesa, una quota percentuale comunque ben diversa rispetto a quell’80 % dell’Italia.

Va segnalato anche che dal 1° gennaio 2022, in Francia il “Pass Culture” è stato esteso ai giovani tra i 15 e 17 anni, con alcune significative differenze rispetto a quanto avviene per i ragazzi più grandi. La cifra a disposizione ogni anno sarà molto più bassa (20 euro a 15 anni, 30 euro a 16 e 17), anche se gli importi saranno cumulabili nel tempo e spendibili fino al compimento del diciottesimo anno d’età. In secondo luogo, in aggiunta al bonus che ogni ragazzo avrà a disposizione per sé, è prevista una parte comune del “Pass Culture”, vale a dire una dotazione che finirà direttamente alle scuole in proporzione al numero di studenti delle relative fasce d’età. Tale importo verrà investito in progetti pedagogici artistici e culturali (per un approfondimento, si legga l’articolo di Bruno Giancarli, sul “Giornale della Libreria” del 3 gennaio 2022).

In Spagna, è stato avviato dal luglio 2022, presentato dal Ministro de Cultura y Deporte Miquel Iceta, il “Bono Cultural Joven”: un dono di 400 euro ai neo 18enni (cioè a coloro compiono 18 anni nel corso del 2022), di cui dovrebbero beneficiare almeno 500mila giovani, con un impegno dello Stato nell’ordine di 210 milioni di euro l’anno.

Molto interessante osservare come la dotazione è stata così ripartita, quindi con un “orientamento” dirigista della stimolazione della domanda:

  • 100 milioni di euro per “prodotti fisici”: libri, giornali, dischi;
  • 100 milioni di euro per “prodotti digitali”: stampa digitale, podcast, videogiochi online;
  • 200 milioni di euro per spettacolo dal vivo e cinema e musei: teatro, opera lirica, cinema, danza, musei.

La gestione finanziaria del “Buono Culturale Giovani” è stata affida all’equivalente spagnola di Poste Italiane, ovvero Correos y Telégrafos, anche in funzione della sua presenza capillare (fisica, materiale…) sull’intero territorio nazionale.

Ricordiamo anche che, un po’ “paradossalmente” rispetto alle polemiche scatenatesi da venerdì 9 dicembre 2022, una settimana prima ovvero giovedì 1° dicembre 2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero della Cultura (in data 26 settembre 2022, n. 184, registrato dalla Corte dei Conti il 14 novembre 2022) a firma Dario Franceschini “di concerto” con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, recante criteri e modalità di attribuzione e di utilizzo del “Bonus Cultura (18app)” per i ragazzi che compiranno 18 anni nel 2022 (il titolo esatto del provvedimento è “Regolamento recante criteri e modalità di attribuzione e di utilizzo della Carta elettronica di cui all’articolo 1, commi 357 e 358, della legge 30 dicembre 2021, n. 234”). Il provvedimento entra in vigore il 16 dicembre 2022, ovvero venerdì prossimo. La registrazione è consentita dal 31 gennaio al 31 ottobre dell’anno successivo a quello del compimento del diciottesimo anno di età. La Carta è utilizzabile, entro e non oltre il 30 aprile dell’anno successivo a quello in cui i beneficiari si sono registrati.

Il decreto a firma Franceschini-Franco così si conclude: “Il presente regolamento, munito del sigillo dello  Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare”. Sic.

Questa sarebbe l’edizione n° 7 della “Card Cultura”, fatta salva brusca frenata imposta dal Governo (e dal Parlamento). In effetti, ad oggi domenica 11 dicembre 2022, il sito web “18App” non pubblica ancora le condizioni di operatività.

Come si accede alla “Card Cultura” alias “18App”…

Si ricordi che, per accedere al bonus, occorre dotarsi dell’identità digitale Spid, e poi registrarsi sul portale 18app.italia.it gestito in primis dal Ministero della Cultura.

Coi 500 euro a disposizione, si possono attualmente acquistare – come abbiamo fin qui ben dettagliato –biglietti per:

  • rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo;
  • libri (inclusi audiolibri e libri elettronici);
  • titoli di accesso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali;
  • musica registrata (cd, dvd musicali, dischi in vinile e musica online, esclusi supporti atti alla relativa riproduzione);
  • corsi di musica, di teatro, di lingue straniere, prodotti dell’editoria audiovisiva e abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale.

Il “bonus” è spendibile solamente nei negozi (anche virtuali) che hanno aderito all’iniziativa.

Non ci sono limiti di spesa per un singolo acquisto. Non è tuttavia possibile comprare più di 1 unità di uno stesso bene o servizio (per esempio, non è possibile acquistare più biglietti per uno stesso spettacolo al cinema o più copie dello stesso libro).

Sono in essere altri limiti: il contributo non si cede e si spende solo in Italia; i buoni, insomma, non sono cedibili (chi li vende è complice di un reato perseguibile).

All’interno delle varie voci ammesse, ci sono divieti ben precisi (che abbiamo già analizzato in dettaglio), che qui riportiamo sinteticamente: si possono infatti acquistare biglietti per gli spettacoli dal vivo, ma quelli musicali non includono gli eventi da ballo; si possono acquistare audiolibri e libri elettronici e cd musicali, ma sono esclusi supporti hardware di qualsiasi natura atti alla relativa riproduzione (insomma i cd vergini); quanto ai prodotti audiovisivi, sono escluse le opere a carattere videoludico, pornografico o che incitano alla violenza, all’odio razziale o alla discriminazione di genere; non sono nemmeno acquistabili abbonamenti per l’accesso a canali o piattaforme che offrono contenuti audiovisivi; non sono, altresì, acquistabili le opere audiovisive finalizzate alla preparazione a test di ammissione a università o video-corsi che non presentano attinenza con la finalità dell`iniziativa (quali, a titolo meramente esemplificativo, corsi di pilates, yoga, memoria, culinari, ecc.), così come opere audiovisive che presentano meri contenuti di intrattenimento, quali, ad esempio, “talent show” e “reality show”…

Le imprese e gli esercizi commerciali, le sale cinematografiche, da concerto e teatrali, gli istituti e i luoghi della cultura, i parchi naturali e le altre strutture ove si svolgono eventi culturali o spettacoli dal vivo, presso i quali è possibile utilizzare la Carta, sono inseriti, a cura del MiC, in un apposito elenco consultabile sulla piattaforma informatica dedicata.

Come… aggirare le regole

Come spiega bene Paolo Baroni sull’edizione del 10 dicembre del quotidiano “La Stampa”, il modo più semplice per aggirare i divieti legati all’utilizzo dei 500 euro del “Bonus 18enni” consiste nell’acquistare libri o prodotti ammessi dalla normativa, e poi, ovviamente d’intesa col commerciante compiacente, effettuare il reso, ricevendo in cambio un buono, che poi si può spendere a piacere nello stesso negozio acquistando quello che si vuole in barba alle regole.

Va però osservato che – retorica politica a parte – l’entità complessiva delle truffe accertate è però modestissima, a quanto è dato sapere, se è la stima di 9 milioni di euro di truffe accertate dalla Guardia di Finanza è affidabile. La fonte di questa stima è l’Italpress, che scrive “secondo quanto risulta da documenti in possesso dell’agenzia di stampa Italpress”, precisando che si tratterebbe di “un dato parziale, visto che altre indagini sono ancora in corso, e coperte da segreto istruttori”. Un esempio delle pratiche truffaldine: a Catanzaro, il Tribunale ha autorizzato (su richiesta del Ministero) il sequestro conservativo sui beni mobili, immobili e crediti di una società che nel corso dell’intera partecipazione all’iniziativa 18App (dal 9 maggio 2017 al 16 ottobre 2019) ha inviato al ministero fatture per circa 1,7 milioni di euro, dichiarando sempre come tipologia di bene venduto “libri” e/o “ebook”, ma, dalla documentazione contabile controllata dalla Guardia di Finanza di Crotone, è emerso che le dichiarazioni erano false: la società risulta invece aver ceduto beni materiali esclusi dalla normativa 18App, come tablet, computer e playstation…

Comunque, se il dato fosse di 9 milioni di euro soltanto, si tratterebbe di meno dell’1 % sul totale di 1,1 miliardi di euro. Un dato quasi “fisiologico”, a fronte delle dimensioni complessive dell’intervento dello Stato.

Si segnala che la Corte dei Conti, nel novembre dell’anno scorso, nell’esprimere il proprio parere sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2022, ha sostenuto, rispetto al “Bonus Cultura”, che “si ritiene necessario monitorare costantemente e con mezzi efficaci la misura al fine di scongiurare usi impropri e frodi”.

Da ricordare che nel maggio di quest’anno, l’allora Segretario Generale del Ministero della Cultura Salvatore Nastasi (da ottobre Presidente della Siae) manifestò il proprio apprezzamento nei confronti della Guardia di Finanza per aver scoperto alcune operazioni truffaldine: “un plauso alla Guardia di Finanza per questa importante operazione, che dimostra il successo della collaborazione con il Ministero della Cultura nel contrastare i fenomeni di frode connessi al bonus cultura”, sostenne commentando l’esito dell’inchiesta del Gruppo Investigativo Criminalità Economica Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, che, coordinato dalla Procura partenopea, aveva sgominato una delle associazioni a delinquere che, sui social, adescano 18enni per “monetizzare” illegalmente i “Bonus Cultura 18App”. Nastasi ricordava, in quell’occasione, come quello del “bonus cultura” fosse uno strumento divenuto un modello per altri Paesi europei, come la Francia e la Spagna, che hanno approvato iniziative analoghe.​

L’ultima edizione di “18App”, quella in corso, lanciata a metà marzo 2022

La misura è quindi giunta nel 2022 alla sua sesta edizione.

Le registrazioni per ottenere il contributo sono state consentite dal 17 marzo fino al 31 agosto 2022.

Novità di quest’anno, è stata l’inclusione dell’abbonamento ai periodici.

Tutti i ragazzi che hanno compiuto 18anni nel 2021, residenti sul territorio nazionale, hanno potuto ottenere il contributo registrandosi con lo “Spid” (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o la “Cie” (Carta di Identità Elettronica) sul sito www.18app.italia.it.

Il bonus sarà spendibile fino al 28 febbraio 2023.

Il sito www.18app.italia.it (gestito da MicSogeiAgidConsap), con il discutibile slogan “La cultura che ti piace”, è l’unico canale attraverso il quale ottenere e utilizzare il contributo: non esistono infatti, al momento, “app” ufficiali su “marketplace”, scaricabili su smartphone.  

A distanza di una settimana, l’Ufficio Stampa del Mic diramava un comunicato stampa entusiasta, intitolato “circa 200 mila iscritti in 5 giorni, spesi oltre 7,5 milioni di euro. I ragazzi acquistano online e prediligono libri e musica”. E spiegava, che, dopo cinque giorni dall’avvio delle registrazioni, sono oltre 180mila i ragazzi che si sono iscritti al sito www.18app.italia.it per poter usufruire del Bonus Cultura da 500 euro da spendere in musica, concerti, cinema, teatro, libri, musei, corsi di formazione e abbonamenti a quotidiani e periodici (a quel momento, la cifra spesa dai ragazzi era pari a 7,5 milioni di euro).

Per l’80 % si tratta di acquisti online, il restante 20 % viene speso nei negozi accreditati.

I ragazzi nati del 2003, in quei primi giorni, hanno acquistato: nel 67 % delle transazioni libri; nel 27 % musica e concerti; nel 4 % ingressi al cinema e prodotti audiovisivi; il restante 2 % si distribuisce in modo omogeneo tra le altre categorie previste dalla misura…

Nel marzo del 2022, Enzo Mazza, Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (Fimi) sosteneva che “il bonus cultura 18app che ha avuto un peso significativo sul mercato”, dichiarando che era stato “particolarmente efficace”, nel “segmento fisico”, con un impatto che è arrivato a rappresentare oltre 21 milioni di euro complessivamente…

Nel gennaio del 2022, il Coordinamento StaGe! (dichiarandosi interprete della “filiera della musica e spettacolo indipendente”) indirizzava al Governo una richiesta di interventi urgenti, tra i quali si segnala una estensione della “platea” del “Bonus Cultura: “allargato a una ancora più vasta platea attiva nel settore della cultura, come ad esempio, tutti gli studenti delle scuole medie superiori e delle Università”..

Ma una “Carta della Cultura” (da 100 euro) teoricamente già esisterebbe… Una proposta del Partito Democratico e del M5s divenuta legge dello Stato: senza applicazione!

Nessuno sembra poi ricordare che una… “Carta della Cultura” – ovvero il nuovo strumento così nominalmente evocato dal Ministro Gennaro Sangiuliano, che vada a superare la “Card Cultura” alias “18App” – già esiste!

Una “Carta” che però esiste (si consenta il gioco di parole)… sulla “carta” soltanto, trattandosi di norma di legge di fatto inattuata, sebbene sia vigente anche un decreto ministeriale di attuazione…

Si tratta dell’articolo 6 della Legge n. 15/2021 per contrastare la povertà educativa e per promuovere la diffusione della lettura, nota anche come “Legge Piccoli Nardelli”, dal nome della ex parlamentare del Partito Democratico Flavia Piccoli Nardelli (che è stata anche Presidente della Commissione Cultura della Camera). Una piccola dotazione, dapprima di 1 milione di euro, poi elevata a 16 milioni di euro, per una “card” da 100 euro…

La “Carta della Cultura” è (sarebbe stata!) una carta elettronica di importo nominale pari a 100 euro, che può (potrebbe) essere utilizzata entro un anno dal suo rilascio per l’acquisto di libri, anche digitali, da parte di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale, appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati, ovvero con un Isee inferiore a 15.000 euro l’anno.

La legge nasce da una proposta presentata il 6 aprile del 2018 con prima firmataria la deputata del Pd Flavia Piccoli Nardelli, con l’obiettivo di contrastare il calo del consumo di libri e un preoccupante analfabetismo di ritorno che nel nostro Paese.

Nel luglio del 2019, la proposta per una nuova legge sul libro è stata approvata alla unanimità alla Camera (con 406 voti favorevoli, nessun contrario, e solo Forza Italia che si è astenuta). Si è addivenuti ad un testo condiviso nella Commissione Cultura (Atto Camera n. 478), allora presieduta da Luigi Gallo (M5s), che ha unificato le proposte di Flavia Piccoli Nardelli (Pd), la prima a presentarla, Daniele Belotti (Lega, sottoscritta dai Cinque Stelle), Federico Mollicone e Paola Frassinetti (FdI) e Luigi Casciello (Forza Italia). La legge è stata poi approvata all’unanimità anche dal Senato, il 5 febbraio 2020 (Atto Senato n. 1421), prima firmataria della proposta Flavia Nardelli Piccoli. La legge è nata come proposta del Partito Democratico, ed ha potuto avvalersi del sostegno di tutti i gruppi parlamentari che ne hanno condiviso impostazione e finalità, grazie anche al lavoro dei relatori Alessandra Carbonaro alla Camera e Francesco Verducci al Senato. Si tratta della prima legge in favore della lettura approvata nel nostro Paese.

L’articolo 6 della legge n. 77 del 17 luglio 2020 prevede la creazione della “Carta della Cultura”. Carta rimasta sulla carta, a distanza di due anni dalla sua creazione normativa.

A distanza di quasi due anni, il 1° aprile 2022 la deputata del Movimento 5 Stelle Francesca Flati (non rieletta nell’attuale Parlamento) dichiarava: “contrastare la povertà educativa e diffondere la lettura. Erano questi i presupposti con cui il Movimento 5 Stelle aveva chiesto l’istituzione della Carta della Cultura, una carta digitale, a disposizione di cittadini di qualunque età, appartenenti a nuclei familiari con basso reddito. Con la Carta della Cultura, sarebbe stato possibile acquistare libri, anche ebook, per un valore di 100 euro. Ad oggi la Carta non è ancora in funzione. Questo ritardo non è accettabile. Chiedendo un chiarimento al ministro della Cultura, siamo venuti a sapere che verrà assorbita all’interno della ’18app’ che, come sappiamo, è rivolta solo ai neomaggiorenni. Una soluzione che ci lascia fortemente insoddisfatti, perché l’obiettivo era quello di consentire a cittadini di qualsiasi età di avvicinarsi alla lettura e alla cultura. Sappiamo bene che per chi si trova in condizioni di fragilità economica la cultura può non essere una priorità. La Carta punta proprio a colmare questo gap e allargare il bacino di persone che possono concedersi il ‘lusso’ di leggere. Ora attendiamo ulteriori chiarimenti e una soluzione rapida”.  

Nello stesso giorno Luigi Gallo – già Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati – dichiarava che “la Card Cultura sarà integrata nella 18App, coinvolte 180mila famiglie”, precisando che “la card cultura per la povertà minorile sarà integrata nella 18app. 18 milioni per le famiglie a rischio e per permettere a queste di investire in cultura per i propri figli. Monitorerò la misura per ottenere gli effetti sperati e per raggiungere le 180mila famiglie coinvolte”.  

Il 18 maggio 2021, la allora deputata grillina Alessandra Carbonaro (che ha lasciato il M5S a fine luglio 2022) aveva rivolto un’interrogazione al Ministro della Cultura “per sapere”… “premesso che: la povertà educativa è la privazione per i bambini e gli adolescenti della possibilità di apprendere, studiare, approfondire, sviluppare liberamente e pienamente le capacità, i talenti e le aspirazioni. Questa deprivazione incide sullo sviluppo delle competenze cognitive, relazionali e sociali, fondamentali per il loro futuro anche lavorativo; in Italia, l’accesso alla conoscenza e alla cultura rimane un problema che colpisce soprattutto bambini che nascono in contesti familiari svantaggiati la pandemia in atto ha creato nuove fasce di povertà e nuovi contesti disagiati; con la legge n. 15 del 2020, in un’azione più ampia di contrasto alla povertà educativa, al fine promuovere la diffusione della lettura, si è istituita la «Carta della Cultura», una carta elettronica di importo pari a 100 euro, attraverso la quale cittadini italiani e stranieri appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati acquistano libri cartacei o e-book”…

Quindi esiste – udite udite! – una legge, la n. 15 del 2020, che prevede l’istituzione della “Carta della Cultura”…

Rivendicata dai “dem” o dai “grillini”, in fondo poco importa: è Legge dello Stato…

Continuava Carbonaro nel suo atto di sindacato ispettivo del 18 maggio 2021: “ai sensi dell’articolo 6 della citata legge, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione della legge, il Ministro della Cultura, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, si era impegnato, attraverso l’adozione di specifici decreti, ad individuare i requisiti per rassegnazione della Carta e le modalità di rilascio e di utilizzo della stessa; per la realizzazione della Carta della cultura, il Ministero della Cultura ha istituito il Fondo «Carta della cultura», con una dotazione di 1 milione di euro annui, a decorrere dall’anno 2020, da integrare con gli importi ad esso destinati provenienti anche da donazioni, lasciti o disposizioni testamentarie di soggetti privati e imprese, comunque destinati allo Stato per il conseguimento delle finalità del fondo”…

Un budget un po’ modesto “ab origine” (1 milione di euro uno!), si osserva, ma ricordava Carbonaro: “con il decreto rilancio n. 34 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 17 luglio 2020, la dotazione del Fondo «Carta della cultura», istituito ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 15 del 2020, è stata incrementata di 15 milioni di euro per l’anno 2020”, e quindi domanda “se siano stati adottati i decreti ministeriali volti all’individuazione dei criteri per l’assegnazione della Carta della cultura, come previsto dall’articolo 6, comma 2, della legge n. 15 del 2020 o, in caso contrario, se intenda fornire elementi sullo stato dell’iter volto all’adozione dei suindicati decreti attuativi e quali iniziative intenda promuovere per la diffusione e la conoscenza della misura in esame”.

L’interrogazione reca il n° 5-06023.

E questa è stata la “risposta scritta” del Governo (pubblicata il 19 maggio 2021 nell’Allegato al Bollettino in Commissione VII Cultura): “con riferimento al quesito posto dall’on. interrogante, relativo alla richiesta di conoscere lo stato dell’iter di adozione dei decreti attuativi previsti dall’articolo 6, comma 2, della legge n. 15 del 2020, si rappresenta quanto segue. L’articolo 6 della legge n. 15 del 2020 ha istituito la «Carta della cultura», di importo pari a 100 euro, con la quale lo Stato contribuisce alle spese per l’acquisto di libri, anche digitali, nonché di prodotti e servizi culturali, da parte di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati. Ai fini dell’assegnazione della Carta, nello stato di previsione del Ministero della Cultura è stato istituito il Fondo «Carta della cultura», con una dotazione di 1 milione di euro annui a decorrere dal 2020, integrabile con proventi derivanti da donazioni, lasciti o disposizioni testamentarie di soggetti privati, destinati allo Stato per il conseguimento delle finalità del Fondo, nonché con proventi elargiti dalle imprese. Le modalità applicative sono state definite con decreto interministeriale 10 febbraio 2021, n. 73 che, in particolare, ha disposto che la Carta è assegnata ai cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale, in possesso, ove previsto, di permesso di soggiorno in corso di validità, appartenenti a nuclei familiari con Isee ordinario o corrente in corso di validità non superiore a 15.000 euro. I beneficiari della Carta sono individuati sulla base di una graduatoria dei soggetti che ne fanno richiesta, nei termini indicati annualmente con avviso pubblicato sul sito del Centro per il libro e la lettura, assumendo il criterio dell’Isee dal più basso al più alto. La Carta è utilizzabile dal titolare entro un anno dal rilascio”.

Una logica, quindi, piuttosto diversa dal meccanismo “automatico” della 18App: in questo caso, deve essere il cittadino a richiedere e entrano nella “eletta schiera” prima coloro che hanno il reddito più basso, con una graduatoria che favorisce i cittadini economicamente più svantaggiati.

E precisa il Governo “rispondente”: “in particolare, i fondi annualmente disponibili ammontano a 16 milioni di euro per il solo anno 2020 – per effetto dell’integrazione disposta dall’articolo 183, comma 10-bis, del decreto-legge n. 34 del 2020, che ha aumentato la disponibilità del Fondo di 15 milioni di euro per il 2020; mentre a seguito dell’incremento proposto con l’emendamento parlamentare approvato al decreto «Sostegni» in Senato, la disponibilità complessiva, per il 2021, del Fondo «Carta della cultura» sarà pari a 2 milioni di euro”.

E viene annunciato che “per l’attuazione della misura in oggetto, il Ministro della Cultura, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha adottato il decreto n. 73 del 10 febbraio 2021, recante «Disposizioni attuative per la Carta della Cultura prevista dall’articolo 6 della legge 13 febbraio 2020, n. 15». Di conseguenza, la competente Direzione Generale Biblioteche ha trasferito al Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) le risorse finanziarie per gli anni 2020 e 2021. Circa lo stato di effettiva emissione della Carta, sono in via di definizione le modalità tecniche in accordo con PagoPa e Consap S.p.A.”. Il decreto n. 73 del 10 febbraio 2021 reca la firma del Ministro Dario Franceschini.

Il 24 giugno 2021, Gallo scriveva: “durante l’esame del disegno di legge delega al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia, è stato approvato stamattina un emendamento, in Commissione Affari Sociali, che amplia la funzionalità della cosiddetta “Card Cultura” a tutti i prodotti e servizi culturali, tra cui il teatro, la musica, i musei e i parchi nazionali. È un risultato che auspicavo da molto tempo, sin da quando abbiamo ideato la Card nella proposta di legge sulla lettura, nel febbraio del 2020. Si tratta di un ulteriore passo avanti nella giusta direzione, anche se ora è importante razionalizzare tutti gli strumenti di sostegno ai minori attraverso un’app pubblica come Io o, in alternativa, tramite una card fisica, che consenta ai beneficiari di saltare i passaggi burocratici e raggiungere facilmente le agevolazioni”.

Luigi Gallo non è stato rieletto nella XIX Legislatura (e peraltro non poteva essere rieleggibile, secondo le regole del M5s, essendo già al secondo mandato)…

E nemmeno Alessandra Carbonaro è rientrata alla Camera.

E nemmeno Flavia Nardelli Piccoli (si rimanda, per approfondimenti, al suo intervento “Due legislature di impegno per la promozione della lettura in Italia”, in “Economia della Cultura”, rivista dell’Associazione per l’Economia della Cultura – Aec, n. 2-3, agosto-dicembre 2022).

La “Carta Cultura” da 100 euro è quindi rimasta misteriosamente chiusa nei corridoi del Ministero della Cultura. In questo caso, la Montagna ha partorito un Topolino, ma questa creaturina sembra essere allo stato fantasmico…

Sarebbe anche un po’ comico, tutto questo, se non fosse tristemente vero.

Conclusivamente, alcune perplessità sul “Bonus Cultura” (vecchio e nuovo) e domande ancora senza risposte

In sintesi, riteniamo emergano da questo dossier IsICult per “Key4biz”, almeno cinque quesiti:

  1. Non esistono studi scientifici che possano dimostrare la effettiva efficacia del “Bonus Cultura”, anche se è indubbio che una iniezione di risorse pubbliche sul lato della domanda produce inevitabilmente una sua stimolazione: perché nel corso dei primi 6 anni di applicazione, il Ministero della Cultura non ha previsto una “valutazione di impatto” di questa misura?! Per esempio: quante sono state le imprese coinvolte, e qual è il livello di concentrazione della spesa rispetto alle imprese, per classi di fatturato?!
  2. Se è vero che ha beneficiato della misura soltanto un 70 % del totale dei potenziali beneficiari nell’arco dei primi cinque anni (stima Istat), cosa si deve pensare del restante 30 %?! Forse non ha avuto notizia della misura?! Oppure è veramente così lontano dal tema “cultura”, da non aver nemmeno pensato di poter accedere a questo regalo statale?!
  3. Quali sono gli elementi critici della misura “Bonus Cultura”, se nel corso dei suoi primi 6 anni di applicazione ha stimolato “spese culturali” per 1.076 milioni di euro, a fronte di una disponibilità potenziale di 1.550 milioni di euro?! Che lo strumento sia stato utilizzato solo al 69 % della dotazione è sintomatico di un qualche deficit strutturale della misura…
  4. A proposito di “perimetrazione” e di annunciata (dal Ministro) “ri-perimetrazione: se nelle intenzioni originarie del promotore dell’iniziativa, il “Bonus” avrebbe dovuto stimolare la domanda di “cultura” intesa soprattutto come spettacolo dal vivo e cinema e musei, come è possibile che la gran parte (oltre i tre quarti) della spesa si sia orientata sui libri (che non erano stati nemmeno previsti nella proposta iniziale di Matteo Renzi)?!
  5. Perché, a differenza del “Pass Culture” introdotto dalla Francia e del Bono Cultural Joven” della Spagna (che pure hanno preso spunto dall’esperienza italiana), nel nostro Paese non è stata concentrata l’attenzione sulla “cultura” nei luoghi fisici della cultura – teatri, cinema, librerie, edicole… – e perché gran parte della spesa è stata consentita attraverso le piattaforme di e-commerce (Amazon in primis), così vanificando la funzione anche sociale della fruizione culturale?!

Confidiamo che qualcuno in Parlamento si ponga queste domande e le ponga al Ministro in carica, e confidiamo in risposte adeguate al tanto auspicato “evidence-based policy making”.

Dossier chiuso in redazione alle ore 23:59 di domenica 11 dicembre 2022. ]

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